Il "lungo" Paolo Barlera era stato una grande promessa del nostro basket. Cresciuto nella Virtus Bologna, la sfortuna l'ha perseguitato. Prima una grave malattia, scoperta nel 2000, con cui ha lottato e convissuto continuando a giocare anche nella massima serie nelle pause del male, e poi una serie di infortuni. Fino all'epilogo dell'altro giorno, quando la leucemia alla fine l'ha stroncato. Che tristezza, un ragazzo di 27 anni, un gigante di più di 2 metri ! Ma perchè succedono queste cose ? Questa notizia m'ha ricacciato nell'atmosfera tragica che ho vissuto anni fa, quando lo stesso tremendo male si portò via, vigliaccamente, un altro ragazzo a me caro, quasi un figlio.
Chiedo scusa per questa triste pausa meditativa, che cade nel bel mezzo dell'insopportabile ed ipocrita (per me) clima natalizio.
Non è giusto ! Io sono tranquillamente in vacanza e, per quanto l'età consente, sto abbastanza bene. Mentre in questi stessi giorni una mia cara amica, ancora nel pieno della maturità e con un figlio neodiplomato, dunque un ragazzo, sta combattendo in un letto d'ospedale contro il male del secolo. La situazione diventa ogni giorno più difficile, al limite della disperazione. Io non so capacitarmi, non ce la faccio a capire ed accettare perchè certe cose succedano. C'è una famiglia distrutta, una bella famiglia che ho visto crearsi negli anni, solida, serena, con tanto futuro davanti. Ed ora tutto sta drammaticamente precipitando. No, non è giusto che il destino colpisca così duro e cieco. Non lo accetto. Nè mi consolano le solite vuote parole sui "disegni" della provvidenza o le dotte citazioni del genere "muore giovane chi è caro agli Dei". Vorrei fare qualcosa per sostenere questi miei amici che stanno soffrendo, ma mi sento del tutto impotente e riesco solo ad urlare la mia rabbia contro tutto e tutti. Lupo.
Vedo gli occhi girati di lato, fissi, e dopo un po' d'improvviso il sangue sgorga dalla sua bocca e dal naso. La ragazza sta morendo lì sul marciapiede, mentre inutilmente qualcuno cerca di fare qualcosa. Poi vedo che gli occhi sono chiusi. E la ragazza muore, in pochi attimi. Tutto è su questo video, drammaticamente in mostra per noi che siamo seduti davanti al monitor, in tutta comodità, come niente fosse. Penso che nella mia vita ho già visto troppe scene come questa, e troppe volte sono rimasto inerte, ho accettato. Vorrei ribellarmi, ma cosa posso fare ? Cosa possiamo fare tutti noi, che crediamo di avere una coscienza e vogliamo un mondo in cui i diritti siano rispettati ? In questo periodo, poi, mentre si succedono drammi del genere (vedi qs lettera di una giovane iraniana), noialtri italiani siamo in balia di omuncoli (d'ogni razza e colore, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo) che ci stanno togliendo anche gli ultimi barlumi di dignità. Oggi sto male. Lupo.
Forse sul caso Eluana scenderanno, finalmente, il silenzio e la pace che tante persone di buon senso si attendono da tempo, anche per rispetto della famiglia Englaro.
Sarà perchè cartesianamente amo esercitare il dubbio, ma non ho mai sopportato quelli che sanno sempre tutto, sono pieni di certezze, perpetuamente illuminati dallo spirito santo. "Io so che non vuole morire" ha proclamato una sostenitrice del Movimento aiuto alla vita, che forse si reputa onnisciente come il Padreterno. Ed un altro: "Portano via questa ragazza disabile ...", falsando il dato di fatto che non di una disabile si tratta, ma di un corpo ridotto a vita vegetativa da 17 anni. Qualcuno ha avuto persino la spudoratezza di parlare di "dignità della vita". Ma quale dignità ? Perchè continuano a straziare il cuore di quei poveri cristi dei genitori, facendoli passare per criminali ? E anche i nostri ayatollah, non potevano limitarsi alle veglie di preghiera ?
Dopo tutte le polemiche del recente passato, penso che sarebbe stato molto meglio farsi da parte, rispettare la volontà della famiglia e le sentenze emesse, e smetterla di rimestare nel fango della perenne contrapposizione politico-ideologica in cui è caduto il nostro Paese. Invece neanche un dramma umano di questo genere riesce a farci ragionare serenamente, al di là degli steccati religiosi ed ideologici.
A me non è molto simpatico Santoro, che trovo spesso irritante e presuntoso, e non mi piace il suo giornalismo televisivo. Ma stavolta Santoro ha ragione e la Annunziata è in errore. Probabilmente mi sbaglio, ma per me il giornalista-conduttore più che essere un opinion-maker dovrebbe somigliare all'arbitro di una partita, il quale si sforza di far rispettare le regole e mantenere l'equilibrio, dunque dovrebbe presentare i fatti come sono, in tutta onestà, senza orientare l'uditorio. Nessuno può negare che le trasmissioni di Santoro siano sempre orientate: lui ha in testa una sua visione e impegna tutta la redazione (oltre che se stesso) al raggiungimento dello scopo, cioè mostrare e far capire la sua verità. Tempo fa ricordo d'essere stato colpito da una trasmissione sul nord-est, nella quale c'era da dimostrare l'equazione veneti=razzisti. Non ci fu nulla da fare, nonostante alcuni interventi mostrassero proprio il contrario: tanto il messaggio da lasciare negli spettatori doveva essere quello della "razza padana gretta e razzista", e basta. Indubbiamente Santoro è bravo, è abile e sa usare molto bene gli strumenti che possiede. Penso che questo tipo di giornalismo in TV sia legittimo, anche su una rete pubblica come la Rai. Ma a me non piace, tutto qui. Comunque posso cambiare canale, se voglio. Detto questo, ieri sera era diverso. Ieri sera Annozero (il conduttore lo disse chiaramente) non aveva la pretesa di spiegare le ragioni del conflitto Israele-Palestinesi, ma voleva mostrare i fatti atroci di questi giorni, in particolare l'uccisione di tanti civili della striscia di Gaza, specie bambini. E su questo punto non c'è equilibrio che tenga, non ha senso il politicamente corretto e richiamarsi alla "par condicio" o vagliare le ragioni di una parte ed i torti dell'altra, e così via. Penso che di fronte alle immagini trasmesse venisse naturale "orientarsi", per tutti gli spettatori, a favore dei più deboli. E la parte più debole sembra essere proprio quella dei tanti, troppi civili palestinesi massacrati dall'esercito di Israele. Questa non è colpa di Santoro, anche se mi è antipatico, ma di tutti coloro che finora hanno spinto solo sui pro e contro delle parti in lotta, accrescendo le incomprensioni e fomentando l'odio reciproco. E sono molti a non aver fatto niente: l'ONU, i potenti del mondo, i guerrafondai, i politicanti pavidi, i fabbricanti ed i fornitori di armi ecc. Credo che Annozero di ieri sera non potesse essere super-partes, perchè i fatti sono fatti, le immagini che vedi sono quelle e mostrano un eccidio, non c'è dubbio. Secondo me la Lucia Annunziata non ha capito questa cosa, ed il suo tentativo di "par condicio", cioè voler bilanciare in qualche modo la situazione che era inevitabilmente schierata a favore del più debole, cioè dei palestinesi, alla fine è risultato inopportuno nel merito e nel metodo. Infatti ha preteso di criticare l'impostazione della puntata, assumendosi un onere che non le competeva assolutamente, e poi alla fine se ne è andata sbattendo la porta. E' vero che Santoro è caduto in qualche espressione poco "gentile" nei confronti della collega, ma la Annunziata ha sbagliato. Sarebbe stato meglio che rimanesse ad esporre le sue conclusioni, usando tutta la razionalità cui si era richiamata ripetutamente. Andandosene, invece, ha lasciato spazio alle tesi che magari avrebbe potuto contrastare (perchè no ?) portando comunque un suo contributo. S'è comportata come fece Berlusconi proprio in una trasmissione condotta da lei. E' la nèmesi, chissà.
Ma la cosa più sorprendente di tutte, alla fine, è l'uscita di Fini ("si è superato il livello di decenza") che prende le difese della giornalista comunista e propone di censurare Santoro. Ma non dovrebbe essere, lui sì, super-partes ? E' strana questa difesa di una comunista, contro il "fazioso" Santoro, da parte di molti politici di destra, che temo si preparino a imbavagliare l'informazione. Si preoccupano della imparzialità della Rai, ma non dicono nulla sulle nefandezze di Fede, Vespa e compagnia. Come nulla dicono (nè tantomeno fanno) contro la strage di civili innocenti che intanto continua, non solo in Palestina per la verità. Mi chiedo: qual è la decenza, di chi è la decenza, dov'è la decenza ?
Il 16 gennaio di quarant'anni fa Jan Palach si bruciò nella Piazza San Venceslao, nel pieno centro di Praga, come gesto estremo di protesta contro la "normalizzazione" attuata nel suo Paese dopo il fallimento della stagione riformista di Dubcek e l'invasione sovietica. Lasciò scritto: "i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione". Morì tre giorni dopo. Ai suoi funerali prese parte una folla immensa, ma noi non potemmo vedere le immagini di tutto un popolo che esprimeva il suo dissenso, perchè il potere non fece trapelare quasi nulla di quell'avvenimento. Purtroppo altri giovani studenti seguirono l'esempio di Jan, diventando anch'essi torce umane alla maniera dei monaci buddhisti in Vietnam. All'epoca, qui da noi, certa sinistra ed il Movimento studentesco non furono in grado di capire (non vollero ?) il senso ed il valore del sacrificio dello studente praghese di filosofia. Lungi dal voler suscitare polemiche, ci mancherebbe: è solo il doveroso rispetto della verità. Del resto oggi, a Praga, cosa sanno i giovani ceki di Palach e cosa conoscono della "Primavera" ? Dunque, meglio limitarsi alla pietas. Per ricordare l'eroico sacrificio di Jan Palach, in un primo momento avevo pensato di inserire una foto di Josef Koudelka scattata durante i funerali, ma poi ho scelto il seguente brano di Guccini, che mi è sembrato perfetto per la circostanza.
Grazie per l'attenzione. Lupo.
Di antichi fasti la piazza vestita grigia guardava la nuova sua vita, come ogni giorno la notte arrivava, frasi consuete sui muri di Praga, ma poi la piazza fermò la sua vita e breve ebbe un grido la folla smarrita quando la fiamma violenta ed atroce spezzò gridando ogni suono di voce...
Son come falchi quei carri appostati, corron parole sui visi arrossati, corre il dolore bruciando ogni strada e lancia grida ogni muro di Praga. Quando la piazza fermò la sua vita, sudava sangue la folla ferita, quando la fiamma col suo fumo nero lasciò la terra e si alzò verso il cielo, quando ciascuno ebbe tinta la mano, quando quel fumo si sparse lontano, Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all'orizzonte del cielo di Praga...
Dimmi chi sono quegli uomini lenti coi pugni stretti e con l'odio fra i denti, dimmi chi sono quegli uomini stanchi di chinar la testa e di tirare avanti, dimmi chi era che il corpo portava, la città intera che lo accompagnava, la città intera che muta lanciava una speranza nel cielo di Praga,
dimmi chi era che il corpo portava, la città intera che lo accompagnava, la città intera che muta lanciava una speranza nel cielo di Praga, una speranza nel cielo di Praga, una speranza nel cielo di Praga...
Dicono che la scuola finlandese, il sistema educativo vigente in quel lontano paese, sia tra i migliori al mondo.
Se pensiamo che solo a novembre dell'anno scorso era già successa una follia analoga, preannunciata da un delirante video su Youtube, mi viene da dire: viva la scuola italiana !
Pur mettendoci tutta la buona volontà di cui dispongo non riesco a capire le motivazioni che hanno spinto Rifondazione Comunista a chiedere la grazia per la Franzoni, condannata a 16 anni di carcere con l'accusa di aver ucciso nel 2002 il figlioletto di tre anni, sentenza resa definitiva dalla Cassazione pochi giorni fa. Il "delitto di Cogne" è stato uno degli eventi più noti degli ultimi anni, spettacolarizzato al massimo dalla TV (Bruno Vespa con la sua trasmissione ci ha vissuto alla grande) e da tutta la carta stampata, senza dimenticare i forum ed i blog. L'Italia s'è spaccata fra colpevolisti e innocentisti, mentre i sopralluoghi ed i dibattimenti in aula hanno visto tra i protagonisti i più illustri penalisti del nostro Paese. Alcuni sostengono che la strategia difensiva volta a strumentalizzare l'uso dei media sia stata voluta dalla stessa famiglia della Franzoni, proprio per coinvolgere l'opinione pubblica e creare difficoltà agli inquirenti. Comunque sia la condanna c'è stata, è definitiva e per quanto si possa comprendere la drammatica condizione di una madre costretta a lasciare due figli piccoli per entrare in carcere e scontare la pena comminata, tuttavia mi sembra prematuro sollecitare sconti di pena o simili. Già si deve riconoscere che la Franzoni non è mai stata trattata come una povera disgraziata qualsiasi: al contrario, ha goduto di mezzi economici e possibilità familiari inusuali, ha anche accusato ingiustamente un vicino di casa, s'è rifiutata di sottoporsi ad accertamenti psichiatrici, ha "sfruttato" una visibilità straordinaria. Per me la Franzoni è una povera donna con qualche problema di testa, che ha vissuto un dramma terribile, che ha sofferto tanto come madre (e tanto dovrà soffrire) e di sicuro non gioisco per il fatto che sia in galera, come penso non facciano nemmeno i più colpevolisti. Ma fra questa umana comprensione, di cui ha parlato pure il giudice, e la richiesta di grazia avanzata da taluni subito dopo l'ingresso in carcere della poverina, beh! ce ne corre. Mi sbaglierò, ma la faccenda della grazia sembra ancora una volta volere sfruttare la tragedia di Cogne, e s'apparenta tanto all'andazzo che va di moda oggi, appunto quello del "santo subito", quasi un tentativo di risarcire il male di vivere e chetare la coscienza collettiva.
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