domenica 16 dicembre 2007

Alcune cifre su cui riflettere, la Domenica mattina

Nel X^ rapporto dal titolo "Gli Italiani e lo Stato" coordinato dal politologo Ilvo Diamanti e di cui lo stesso ha dato notizia su "La Repubblica", emerge che solo il 29,7 % degli Italiani nel 2007 dichiara di avere fiducia nello Stato. La cosa sorprendente è che nel 2002 la percentuale era del 38,2 % !
Questo calo della fiducia tocca un po' tutte le istituzioni pubbliche, dalla Presidenza della Repubblica alla Comunità Europea, dalla Scuola alla Magistratura, ecc. Soltanto le forze dell'ordine continuano a ottenere sempre la fiducia della gente: infatti qui siamo al 73 %.
La Chiesa, che comunque è in calo, ispira fiducia al 53,6 % delle persone interrogate.
Ilvo Diamanti, che ha diretto lo studio, scrive che la società italiana è in piena confusione: infatti, se è vero che la maggioranza appoggia la democrazia, si scende però dal 75 % di coloro che hanno più di 55 anni al 60 % dei giovani fra 15 e 24 anni.
Questa "apatica diffidenza" si traduce in una diminuzione dell'impegno politico ed associativo.
Ora, dico io, non è che uno voglia sempre vedere nero o menar gramo, ma caspita, i dati oggettivi che spingono ad un certo pessimismo ci sono proprio tutti, anche sotto le feste, o no ?
Un saluto a tutti. Lupo.

venerdì 14 dicembre 2007

A Life Less Dolce

Chiedo venia se c'entra di nuovo l'America, ma stavolta in realtà si parla di noi, del Belpaese. Prendo spunto infatti dall' articolo di Ian Fisher sul NYT del 13 dicembre dedicato alla situazione dell'Italia, di cui tutti parlano da ieri, ed al quale ha fatto cenno anche il nostro Presidente Napolitano che si trova in questi giorni negli States in visita ufficiale. Doverosa premessa: il mio poco inglese è veramente .... poco ! ma insomma, il dizionario l'hanno inventato apposta, no ?
Fin dal titolo "In a funk, Italy sings an aria of disappointment", si capisce che non sono rose e fiori per la povera Italia. Ma tant'è, da molto tempo siamo abituati al clima di paura ed al senso di delusione che c'è in giro. Il giornalista statunitense inizia proprio la sua analisi descrivendo il "malessere" dell'Italia di oggi, di questa sorta di paura collettiva che si è diffusa fra la gente: probabilmente questo stato d'animo fa sì che gli Italiani oggi si sentano i più infelici d'Europa, via via che la frustazione aumenta. Fino a ieri eravamo quelli del "savoir vivre", mentre adesso c'è più paura che speranza, come dice Veltroni. I dati statistici dimostrano che il Paese è cambiato, che siamo più vecchi e più poveri, ma nessuno sembra capace di capire e fare qualcosa per contrastare la decadenza. Le famose e mitizzate PMI, la spina dorsale dell'economia, sono in crisi e lottano per sopravvivere contro la concorrenza cinese, in un'economia globalizzata. Prosegue impietosa l'analisi di Fisher: la famiglia è piena di problemi, il 70% dei giovani dai 20 ai 30 anni vive ancora in casa, col risultato che i giovani sono condannati ad una lunga ed improduttiva adolescenza. A marchiare con cruda efficacia la decadenza italiana rispetto ai fasti del passato c'è l'immagine, suggerita dall'ambasciatore Spogli, dell'edera che s'è avvinghiata attorno a questo nostro fantastico albero vecchio di 2500 anni e che gli impedisce ormai di vivere ! Intorno ci sono sempre le stesse facce, "tired old faces" le vecchie facce stanche (v. i parlamentari). Bisogna tagliarla quest'edera. Più avanti il giornalista accenna al successo clamoroso, e significativo per la sua tesi, di libri quali "La casta" e "Gomorra", che hanno mostrato i peccati ed i privilegi della classe politica, che comunque permette alla camorra di prosperare. Siamo dunque ai soliti vecchi problemi dell'Italia ? A. Stille dice di no, anzi afferma che negli anni dal '50 al '90, mentre l'economia era in espansione, la gente avrebbe tollerato il cattivo comportamento dei leader; ora però, la crescita è lenta e la qualità della vita è in declino .... dunque "now life is harder". Il problema è che gli Italiani pensano che gli attuali leader siano incapaci di cambiare, hanno poco o per niente fiducia in loro, ad es. non hanno votato Berlusconi perchè non ha mantenuto le promesse di crescita e di opportunità basate sul merito (in American-style); e d'altra parte Prodi ha detto di voler cominciare una nuova vita, ma poi ha fatto troppi ministri e s'è invischiato in una difficile maggioranza.
"We are not a normal country" dice il consulente finanziario G. Gamboni: è una tristezza che ciò che potrebbe essere, non è (a proposito del fatto che chi lavora ed ha contatti con altre realtà vede come tutto funziona meglio altrove). Certo, Fisher non tace dei gravi problemi che hanno attraversato l'Italia, alcuni epocali: si è passati dai 25 milioni di concittadini emigrati in un secolo ai 3,7 milioni di immigrati da noi oggi, il peso della Chiesa è diminuito, c'è stata la fine della DC, la famiglia è in crisi, ci sono bassa natalità e troppi vecchi (perfino in TV, ed è simpatica questa notazione). Ma ecco, forse, il punto fondamentale: "the generational divide", il divario generazionale, e qui non si taccia dei 68 a. di Prodi o dei 71 a. di Berlusconi !
Che idea dell'Italia, allora ? Non c'è più la grandezza di una volta, nel cinema, nella musica, nell'arte ... E' vero, però ci sono Ferrari, Ducati, Armani, Piano, Illy, il Barolo ecc. cioè tutti quei simboli dello stile e del prestigio, il fascino del "made in Italy". Allora, forse, il futuro sta qui ? Ma, si chiede Fisher, questa strategia del made in Italy, basterà ? Di ciò è convinto Illy: "this is where Italians are winners". Per essere vincitori, però, occorre risolvere i problemi dell'industria, causati dalla concorrenza, cercando di guardare al mercato e di ottenere la qualità e l'unicità che certamente si trovano nei prodotti italiani, non in quelli cinesi. Tuttavia gli imprenditori si lamentano di essere scarsamente aiutati dai politici, che c'è troppa burocrazia, mentre al contrario servirebbero più flessibilità e più infrastrutture.
Montezemolo osserva che "now it's time to change", perchè nel migliore dei casi siamo fermi. A favore della efficacia della cosiddetta "strategia del made in Italy" sono la preparazione dei giovani imprenditori (i quali sono molto più avanti degli attuali) e la creazione del nuovo PD, mentre contro vanno gli investimenti troppo scarsi e la poca Ricerca & Sviluppo. E' chiara a tutti gli schieramenti politici, peraltro, la necessità di una nuova legge elettorale.
L'articolo del NYT si chiude con un paragone fra l'Italia di oggi e la Serenissima Repubblica di Venezia, che è diventata nient'altro che un "bellissimo cadavere" calpestato da milioni di turisti. C'est à dire: l'Italia oggi appare quasi bloccata dalla passata grandezza, come successo a Venezia. Infine l'articolo riporta quanto detto da B. Severgnini: non basta vedere i problemi, occorre soprattutto cambiare i nostri singoli atteggiamenti (pagare le tasse, non accettare i compromessi, non chiedere favori, non barare ecc.). Più che mai abbiamo il nostro destino nelle nostre mani.

Fin qui l'articolo (e mi scuso se mi sono dilungato) sul quale vorrei dire alcune cose. Mi auguro di sentire anche il parere di altri.
Ho notato che alcuni commentatori italiani si sono alquanto risentiti rispetto al contenuto dell'articolo di Ian Fisher. Io, sinceramente, a parte l'immagine finale della Serenissima disfatta come un cadavere che m'è parsa, come dire, quasi un portar "sfiga", la sostanza dell'articolo sento di condividerla. Infatti, cosa si sottolinea in esso ? Che siamo un paese bloccato, che ha perso lo slancio dei decenni passati, che ha scarsa fiducia nel futuro, che è invecchiato, che manca di infrastrutture, che è avviluppato su se stesso, che ha una classe politica prossima alla mummificazione, che ha una burocrazia pesante e inutile, un paese in cui troppi imprenditori sono in ritardo rispetto alle esigenze della globalizzazione. Si sarebbe potuto parlare di molto altro ancora, ad es., che so, che siamo un paese dove prevalgono quasi sempre le logiche corporative. Converrete con me che la lista sarebbe lunga assai. Vorrei però puntare il dito su una questione che ritengo essenziale affinchè l'Italia possa uscire finalmente dalla palude in cui s'è chiusa, e riprendere la crescita e lo sviluppo: la questione generazionale, attorno alla quale secondo me si gioca il destino futuro. Qui sta il male. Dobbiamo cambiare l'educazione delle nuove generazioni, abbandonare l'atteggiamento di pericoloso lassismo che s'è installato nelle famiglie e nella scuola. Dobbiamo far sì che i nostri giovani siano abituati fin da piccoli a sapere che ci sono delle regole da rispettare, senza cercare scorciatoie, che la vita non è mai facile e che occorre sempre competere e lottare per conquistare qualcosa. A partire dalla scuola e dallo sport, che nella scuola non si pratica più ormai e sarebbe invece il mezzo migliore per insegnare appunto che niente è facile da ottenere e al contrario il risultato si può avere solo a prezzo di fatica e sacrifici. Anche per tutto ciò sono d'accordo con Padoa-Schioppa. Bisogna che i nostri ragazzi escano di casa prima, come avviene in tutti gli altri paesi europei, cioè bisogna che la smettano di fare "i bamboccioni", che si costruiscano una vita autonoma, al limite rischiando, senza avere sempre la amorevole copertura della famiglia. E noi adulti dobbiamo dare loro strada, altrimenti non si smuove nulla, la situazione si avviluppa sempre di più, come nell'esempio dell'edera dell'ambasciatore Spogli. E' una strana società, infatti, quella attuale. I giovani restano nel guscio accogliente della casa paterna (fino ai 40 a. magari), noi "adulti" siamo ormai diventati anziani ma vogliamo occuparci ancora dei figli, senza tralasciare i nipoti ed i vecchi genitori, a volte vecchissimi (quest'ultimo è un problema che ricade soprattutto sulle donne !). Ma purtroppo nessuno vuole mollare il potere, piccolo o grande che sia, col risultato che alla fine ci dobbiamo rallegrare se "ragazzi" cinquanta-sessantenni come Veltroni o Casini o Fini riescono a scalzare dalla loro carega i vecchioni che le occupano da tempo immemorabile. Inoltre, il bello è: dove sarebbe il nuovo, dove sta il ricambio generazionale se le facce che si vedono sono sempre le stesse, le famose "tired old faces" dell'articolo ? A me sembra che tutto ciò sarebbe ridicolo, se non fosse tragico.
Saluti a tutti. Lupo.

domenica 9 dicembre 2007

Dio e le elezioni americane

Mi sono divertito a leggere i commenti ad un articolo della corrispondente da NY di Le Monde, Sylvain Cypel, a proposito della "discesa in campo" di Dio nella campagna elettorale repubblicana. Si stanno avvicinando le primarie (il 3 gennaio si inizia in Iowa) e pertanto tra i candidati neoconservatori e fondamentalisti ogni strategia è buona per conquistare l'elettorato repubblicano tradizionalista. L'argomento è stato discusso anche da Ferrara, qualche giorno fa: cosa pensare del fatto che quasi tutti i candidati chiamano in causa il Libro e Dio, cercandone spudoratamente l'appoggio per battere gli avversari. Come evidenziato dalla giornalista di Le Monde, succede però un fatto curioso: è vero, tutti si richiamano a Dio e alla Bibbia, ma ognuno afferma poi che ..... il suo Dio è migliore di quello degli altri. E allora ecco che i battisti sono contro i mormoni, salvo trovarsi d'accordo contro l'odiato Giuliani, cattolico e pluridivorziato ! Dunque uno si chiede: ma la laicità dello stato, dov'è ? Non è forse uno dei capisaldi della Costituzione degli States ? Ah, l'America .. !
Venendo ai commenti dei lettori di Le Monde, ne cito soltanto alcuni secondo me interessanti per la precisione e l'arguzia:

- non capirò mai la pretesa dei discendenti degli immigrati di aver "creato" l'America; non c'erano forse delle popolazioni, prima di venire massacrate in nome di Dio ?
- sfortunatamente gli elettori US credenti continuano a non capire d'aver eletto un incompetente, i fondamentalisti sono convinti che un incapace il quale si dice illuminato da Dio è meno incapace: vi scongiuro, Americani, non ripetete la stessa bestialità !
- i protestanti inglesi e olandesi sono venuti in America (dopo gli Ugonotti) proprio per la libertà di sostenere che noi uomini siamo "diversi" di fronte a Dio, c'è chi viene "scelto" per essere ricco e poi ci sono gli altri ! dunque, la religione permette agli americani ricchi di giustificare la loro oppressione sulle masse: di cosa dovrebbero parlare se non di religione ?
- i Francesi non capiranno mai l'atteggiamento degli Americani di fronte alla religione, come questi non comprenderanno la nostra valutazione di concetti come laicità ed uguaglianza. Grazie Francesi, per aver creato con la vostra intolleranza l'America ! (ossia grazie per aver costretto gli Ugonotti, in cerca di libertà di espressione e di religione, ad emigrare nel 1564 in America !)
- tutto questo è molto inquietante
- una vera Repubblica può non essere laica ?
- Laicità, prezioso valore francese ! i nostri antenati hanno tanto sofferto !
...............

Mi fermo per non tediare, ma credo che la questione meriti una qualche riflessione.
Ciao.

giovedì 6 dicembre 2007

Continuare la strada

E' incredibile come ci si abitui a qualcosa di cui, in seguito, non si riesce più a stare senza. Vedi questa benedetta ADSL ! Dovendo lasciar casa per qualche giorno, comunque avevo preso con me il portatile, perchè speravo di fare il furbetto agganciando una qualche rete wireless, magari quella dell'inconsapevole vicino. Ma niente, non c'è stato verso di entrare in Internet. E va bene, pazienza ! Finalmente a casa, sono di nuovo "connesso". Hoc erat in votis ! A dirla tutta, Willy m'aveva messo sull'avviso "attento, che il web dà una certa dipendenza" e visto che non gli avevo creduto, manco a dirlo sono subito entrato in una specie di crisi da astinenza. Comunque sia oggi, rientrato a casa, ho proprio bisogno di parlare con qualcuno per sentirmi un po' meglio. Che altro fare, se non buttar giù qualche pensiero per farmi passare 'sta gran tristezza che mi si è appiccicata addosso ? Negli ultimi giorni, infatti, mia moglie ed io siamo stati assieme ad una nostra amica che ha perso il marito pochi mesi fa, e abbiamo cercato per quanto possibile di aiutarla con la nostra vicinanza, facendola sentire meno sola, così come si fa in circostanze simili col semplice stare vicino alle persone cui si vuole bene. Non è che le parole servano poi a molto, in certi casi, no ? Ebbene, la tristezza in me è acuita dal fatto che la persona scomparsa così dolorosamente l'estate scorsa era mio amico sin dall'infanzia. Io penso che le amicizie di una vita siano davvero speciali e non finiscano mai, nemmeno con la morte. Ciò dipende da una sorta di vicinanza così intima, ininterrotta e generosa che neanche la distanza fisica riesce a indebolire. Infatti, anche se due amici non si vedono per anni (a volte succede) non appena si ritrovano assieme è tutto come prima, come se ci si fosse lasciati da appena un giorno. Tutto è come sempre, le stesse emozioni, gli stessi ragionamenti, lo stesso discorrere. In una parola, lo stesso identico sentire. Questo per me significa essere amici. E quando qualcuno ci ha lasciato o, come dicono gli Alpini, è andato avanti, bisogna continuare la strada anche per lui. Questo credo. Nel caso specifico di cui sto discorrendo ora, ad aumentare il doloroso rimpianto per la perdita del mio amico ha contribuito non poco la visione dei ricordi fotografici raccolti in un DVD. Il figlio minore, infatti, con una scelta accurata ed affettuosa nello stesso tempo ha trasferito su disco una serie di foto riguardanti il padre, da quelle più vecchie che lo ritraggono ragazzo e poi giovane uomo, fino alle foto di lui con i figli piccoli, con gli amici, con i familiari, ecc. Non mancano le immagini della maturità e le più recenti, quand'era già gravemente malato. Ci sono foto che parlano del suo impegno sociale, del suo amore per la "politica", delle sue scelte ambientaliste e così via. Il tutto sottolineato da un commento musicale molto adeguato (mi è sembrato di cogliervi un'eco ebraica) e concluso da alcune parole semplici e dense, bellissime. Debbo dire che mi sono commosso alla visione di questo omaggio all'amico scomparso, anche perchè le immagini che passavano veloci sullo schermo non erano soltanto tutta la SUA vita, ma erano ANCHE la mia vita. Tutta la nostra vita m'è trascorsa davanti mentre pensavo che, in fin dei conti, la presenza degli uomini qui sulla terra si riduce a pochi, pochissimi momenti significativi, nel rapido divenire del tutto. Provo gratitudine per questo figliolo che ha dimostrato, curando l'allestimento del supporto digitale da fornire agli amici, una levità di sentimenti ed un amore per il padre che non mi sarei atteso in tale misura. Non si finisce mai di imparare.

domenica 25 novembre 2007

A margine di .... non sapranno mai se era vero

D'improvviso mi ritrovo all'inizio del Corso, dalla parte della scalinata, proprio sotto il loggiato del Palazzo Comunale. Mi guardo attorno e non vedo nessuno. Strano, c'è sempre qualcuno in questo slargo, fermo a leggere le locandine esposte di fianco all'edicola o a scambiare due parole con i commercianti sulla soglia delle botteghe. Guardo meglio tutt'intorno, ma non c'è segno di vita. Neanche un cane, in senso letterale. Ma la gente, dov'è ? Inizio a dirigermi verso il Bar, volgendo la testa qua e là per capire cosa succede, perchè è proprio strana la situazione, non c'è che dire. Mi accorgo che l'atmosfera non è la solita e nemmeno la luce è normale, sembra un crepuscolo ma non è ancora mezzogiorno. Fa quasi freddo, come la mattina del 15 febbraio '61, poco prima dell'eclisse totale di sole. Rabbrividisco stringendomi nelle spalle e continuo a camminare lentamente. Osservando meglio, noto che le facciate degli edifici lungo il Corso, da ambo i lati, sono molto degradate come se mancasse da tempo immemorabile la necessaria manutenzione: intonaci scrostati, mattoni smossi, infissi cadenti. Non solo. I muri dei palazzi paiono anche intrisi d'umidità, come quando un violento acquazzone scaraventa di traverso secchiate d'acqua. Eppure, a guardare il cielo non si capisce se e quando sia piovuto. Oggi non so leggere questo cielo che non ha colore. Anche la via è disastrata: il selciato sconnesso, ingombro di polvere, rifiuti, cartacce. Tutto è immobile e silenzioso entro le mura. Non un alito di vento. Mi fermo un momento. Tendo l'orecchio, ma non colgo rumori venire dai campi circostanti, come invece capita d'estate, allorchè per il profondo silenzio ti svegli nel pieno della notte e puoi distinguere suoni lontani a te familiari. Chissà perchè, mi viene di pensare ad un set per film western da molti anni inutilizzato, solo che qui hanno costruito coi mattoni mica col legno. Ma dai, cosa c'entra questo, siamo in un paese medievale, caspita ! Cosa sta succedendo, allora ? Mi sembra siano passati mille anni dall'ultima volta che ci son stato, e già mi figuro le rovine dei quartieri nuovi del paese, che di sicuro potrei vedere se solo spingessi lo sguardo oltre le mura. Un giorno, con qualcuno, avevo sentenziato che la parte più vecchia del paese, quella medievale, bene o male rimarrebbe in piedi anche dopo mille anni, e quasi mi sento soddisfatto dell'esattezza della mia previsione. Non mi sbagliavo, dunque, visto che sto camminando in un centro storico tutto sommato ancora conservato dopo secoli di abbandono. Ma perchè è avvenuto tutto questo ? Immagino che l'abitato, per qualche misterioso motivo, sia stato lasciato da tutti i residenti. Vorrei conoscerne la causa: un'epidemia, una catastrofe naturale, una guerra forse ? Mentre continuo a camminare il respiro si fa veloce e corto, il cuore inizia a dolere, ma non posso fare altro se non proseguire fin quasi al termine del Corso e poi prendere la stradina laterale sulla destra, che porta alla casa dei nonni. Qualcosa mi spinge ad avvicinarmi al portone, come se entrare in quella casa sia il vero scopo del mio essere qui, ora, spinto da una sorta di richiamo o desiderio che non posso contrastare, ma che non mi fanno violenza. Ancora pochi passi e potrò suonare il campanello. Ormai sono proprio di fronte al portone verde scuro bisognoso di una buona riverniciata, ma ancora solido e resistente. E già sta scendendo in me una calma totale, il respiro torna nella norma ed il cuore mi s'allarga in petto. Di colpo il disagio è scomparso, adesso sto meravigliosamente bene. Ed ecco che dall'interno della casa giungono suoni e voci che mi paiono quelli allegri e caldi delle feste di Natale. Ma come ... chi può esserci dentro, non ho forse visto che il paese è deserto e senz'anima ? Certo la mia é un'impressione, in realtà sono io a volere che in casa ci sia qualcuno. Non può essere che così, del resto tutto è proprio strano, oggi ! Vedrai, fra un attimo spingerò il pulsante ma poi nessuno verrà alla porta per farmi entrare. Eppure, ora le voci sono più forti e quasi riesco a distinguerle. Meccanicamente pigio il pulsante ed ecco, le voci cessano, come se un direttore d'orchestra abbia ordinato loro di tacere. Il portone s'apre piano, con quel suo particolare cigolio a intermittenza (lo fa sempre nonostante le ripetute oliate del nonno) ed allora dalla soglia subito li vedo, mentre il vociare riprende vigore. Eccoli, finalmente: sono tutti lì, sulla scala che dall'ingresso conduce di sopra alle camere da letto. Sono la mia famiglia ! Stanno seduti in ordine sparso occupando quasi tutti i gradini. E guardano verso di me, con occhi luminosi e allegri. Appena entrato ho modo di apprezzare la luminosità ed il calore dell'ambiente, che di solito è piuttosto freddo. Si vede che hanno acceso il camino, come a Natale, e tenuto aperta la porta della cucina per diffonderne meglio il tepore. E' chiaro che mi aspettavano da un po', si vede benissimo. Infatti sorridono salutandomi, mi chiamano e mi si fanno incontro col più caloroso affetto. Sono tutti i miei parenti, proprio tutti, non manca nessuno. Sembrano persino più belli di com'erano quando li lasciai, e sono raggianti. Ma dov'erano andati ? Dov'ero andato io ? Non importa, non mi chiedo più nulla perchè ormai è chiaro che essi attendevano proprio me ed ora sono felici ch'io sia giunto. Anch'io sono felice d'essere tornato a casa e sento la mente sgombra e l'animo leggero. E capisco, infine, qual è il motivo del mio essere lì in questo strano giorno. E quietamente mi lascio abbracciare.

sabato 24 novembre 2007

Ricordo di Mario Giacomelli


SE VIVESSI ALMENO UN GIORNO,

SE POTESSI VIVERE,

SE IO VIVO,

NON SAPRÒ MAI SE ERA VERO

CHIUDERÒ GLI OCCHI

E MI VEDRANNO MORIRE,

NON CI SARÀ NÉ PRIMA NÉ DOPO,

LASCERÒ LA MIA PORZIONE

IN UN CHIUSO GIARDINO DI SOGNI

E IN TUTTI I POSTI,

IN TUTTE LE VIE,

STARANNO A RACCONTARE

IL ROVESCIO DELLA MIA VITA

DOVE MUORE LA MORTE


NON SAPRANNO MAI SE ERA VERO.



Ho voluto riportare qui questa poesia di Mario Giacomelli, del quale domani ricorre l'anniversario della morte (25 nov. 2000). L'ho conosciuto di persona. La prima volta ero poco più di un ragazzo ma sapevo, tramite un amico fotografo, che artista fosse ed avevo visto alcuni dei suoi primi lavori: le foto di Scanno, i suoi famosi "pretini", le pieghe dei paesaggi marchigiani... In anni recenti mia moglie ed io, quasi per caso, scoprimmo che Giacomelli coltivava anche una sua passione per gli oggettini di porcellana francese e argento (scatoline, piccole bomboniere ecc.) di cui teneva un piccolo "commercio" in un minuscolo negozietto, poco più di una vetrina, all'ingresso della sua tipografia a Senigallia. Un fotografo davvero speciale, ed anche poeta, fu Mario Giacomelli. Pensate che le sue opere furono esposte ed apprezzate dappertutto. Ancora oggi, a sette anni dalla sua morte, vengono allestite esposizioni in diverse città anche all'estero e, per il prossimo anno, è prevista la conclusione di una mostra itinerante proprio a New York.

Per saperne di più basta andare su Google o accedere a http://www.mariogiacomelli.it/

venerdì 23 novembre 2007

L'inciucio Rai-Mediaset

Non avrei voluto proprio per niente mettermi a ragionare su quest'altro verminaio scoperto negli ultimi giorni, ma come si fa ? E' veramente grossa l'ultima, ennesima vergogna nazionale, che sembra non trovare riscontro in altri paesi civili e democratici. Non è che non si sapesse che in pratica, dopo la presa di potere del Silvio nazionale, tutta l'informazione radiotelevisiva fosse guidata da un solo manipolatore. Certo, si sapeva e ... si vedeva benissimo, bastava rilevare l'appiattimento dei vari TG, la caduta in verticale della qualità delle trasmissioni "leggere" e la loro omogeneizzazione verso un livello culturale che più basso non si può. Era arrivata l'era dell'Auditel, dei format, della pubblicità ecc. Ma da qui a leggere le intercettazioni che mostrano squallidi intrallazzi, giochetti, aggiustamenti per ritardare una notizia o presentarla in un certo modo, ce ne vuole ! E poi i nomi che sono venuti fuori, i vari Vespa, Del Noce, Mimun, la ex-segretaria personale del Berlusca nominata alta dirigente Rai (chissà per quali meriti). Se fossi un giornalista (come faceva notare qualcuno stamattina sulla stampa non di regime) avrei qualche problema, penso, a rapportarmi ai miei colleghi ed all'ordine professionale cui sono iscritto, e vorrei vedere per una volta, finalmente ed in fretta, fosse fatta un po' di pulizia. Infatti la brutta figura è del giornalismo italiano in primis, e ovviamente della politica, quella politicante e parruccona come quella degli homines novi. In ogni caso tutta 'sta robaccia, è innegabile, andava a vantaggio del centro-destra, c'è poco da dire, anche se, al di là delle personali simpatie politiche, è sempre molto grave che la libertà dell'informazione sia violata a pro di chicchessia. Non so voi, ma io sento dentro di me una rabbia che aumenta ad ogni scandalo ... Che sia perchè mi rendo conto d'essere sempre più impotente ?