martedì 18 dicembre 2007

Incidenti sul lavoro, ancora lutti

Cinque morti, uno alla Fiat di Melfi

ROMA - Cinque lavoratori morti in poche ore, vittime di altrettanti incidenti sul luogo di lavoro. Dopo l'ondata di indignazione provocata dalla tragedia nell'acciaieria ThyssenKrupp, non si arresta la catena delle morti bianche che continua a colpire da nord a sud della penisola. Le vittime a Venezia, Alessandria, in provincia di Roma, nello stabilimento della Fiat di Melfi e nel modenese.

Vado a dormire con quest'ultima rasserenante notizia.
Ragazzi, bisogna darsi una mossa. Qui non cambia proprio niente, è una cosa pazzesca !

Lupo

Monsieur Sarkozy e Carla

Un sacco di commenti su Monsieur Sarkozy e Carla.
Fra tutti quelli che ho sentito o visto, ad es. su Le Monde a margine dell'articolo a proposito del Presidente francese che si è mostrato a fianco della ex top-model Carla Bruni, il migliore è il seguente, di un certo Jean R., il quale dice press'a poco:

"113 commenti !!! Me ne frego di questo tipo di notizie e non ne voglio proprio sapere di caricare la dose".

Mi sembra l'unica cosa intelligente da fare, quando l' informazione si perde fino questo punto, abbassandosi sempre più in modo generalizzato al livello del peggior gossip, roba da isoladeifamosi o c......te del genere.
E pensare che sarebbero tanti gli argomenti da affrontare e portare alla cosiddetta pubblica opinione.
Buona giornata. Lupo.

P.S.: e poi io preferisco Monica Bellucci !

lunedì 17 dicembre 2007

Il capitalismo "buono"

Sfogliando l'inserto economico del mio quotidiano preferito mi sono soffermato a leggere un breve articolo sulla Zambon Pharmaceuticals, il gruppo farmaceutico di Vicenza che ha il suo quartier generale a Milano, più di 2000 dipendenti in 16 Paesi ed un fatturato in crescita. Si tratta di un'azienda "familiare", che non aspira a quotarsi in Borsa nè vuole competere coi giganti del settore, tuttavia un "gioiellino, sia per i dati economici che esprime, sia per la cultura d'impresa che interpreta".
Ebbene, sono rimasto colpito da una frase scritta nel 1953 dal fondatore Gaetano Zambon, che recita: "Una società autenticamente libera (quella capitalista) può essere moralmente accettabile soltanto a patto che la ricchezza privata diventi fraternità attraverso le opere buone, e benessere collettivo attraverso la creazione di mezzi di produzione, di fatti, di lavoro e possibilità di vita per altri uomini. Ogni onesto imprenditore si comporta così".
Credo che queste parole non abbisognino di commenti, ma solo di essere messe in pratica da chi si comporta invece come se fosse il padrone della vita e della morte dei prestatori d'opera.
Quindi non dico niente. Soltanto che il pensiero corre per forza alla "cultura d'impresa" espressa da multinazionali tipo la ThyssenKrupp !
Lupo.

domenica 16 dicembre 2007

Alcune cifre su cui riflettere, la Domenica mattina

Nel X^ rapporto dal titolo "Gli Italiani e lo Stato" coordinato dal politologo Ilvo Diamanti e di cui lo stesso ha dato notizia su "La Repubblica", emerge che solo il 29,7 % degli Italiani nel 2007 dichiara di avere fiducia nello Stato. La cosa sorprendente è che nel 2002 la percentuale era del 38,2 % !
Questo calo della fiducia tocca un po' tutte le istituzioni pubbliche, dalla Presidenza della Repubblica alla Comunità Europea, dalla Scuola alla Magistratura, ecc. Soltanto le forze dell'ordine continuano a ottenere sempre la fiducia della gente: infatti qui siamo al 73 %.
La Chiesa, che comunque è in calo, ispira fiducia al 53,6 % delle persone interrogate.
Ilvo Diamanti, che ha diretto lo studio, scrive che la società italiana è in piena confusione: infatti, se è vero che la maggioranza appoggia la democrazia, si scende però dal 75 % di coloro che hanno più di 55 anni al 60 % dei giovani fra 15 e 24 anni.
Questa "apatica diffidenza" si traduce in una diminuzione dell'impegno politico ed associativo.
Ora, dico io, non è che uno voglia sempre vedere nero o menar gramo, ma caspita, i dati oggettivi che spingono ad un certo pessimismo ci sono proprio tutti, anche sotto le feste, o no ?
Un saluto a tutti. Lupo.

venerdì 14 dicembre 2007

A Life Less Dolce

Chiedo venia se c'entra di nuovo l'America, ma stavolta in realtà si parla di noi, del Belpaese. Prendo spunto infatti dall' articolo di Ian Fisher sul NYT del 13 dicembre dedicato alla situazione dell'Italia, di cui tutti parlano da ieri, ed al quale ha fatto cenno anche il nostro Presidente Napolitano che si trova in questi giorni negli States in visita ufficiale. Doverosa premessa: il mio poco inglese è veramente .... poco ! ma insomma, il dizionario l'hanno inventato apposta, no ?
Fin dal titolo "In a funk, Italy sings an aria of disappointment", si capisce che non sono rose e fiori per la povera Italia. Ma tant'è, da molto tempo siamo abituati al clima di paura ed al senso di delusione che c'è in giro. Il giornalista statunitense inizia proprio la sua analisi descrivendo il "malessere" dell'Italia di oggi, di questa sorta di paura collettiva che si è diffusa fra la gente: probabilmente questo stato d'animo fa sì che gli Italiani oggi si sentano i più infelici d'Europa, via via che la frustazione aumenta. Fino a ieri eravamo quelli del "savoir vivre", mentre adesso c'è più paura che speranza, come dice Veltroni. I dati statistici dimostrano che il Paese è cambiato, che siamo più vecchi e più poveri, ma nessuno sembra capace di capire e fare qualcosa per contrastare la decadenza. Le famose e mitizzate PMI, la spina dorsale dell'economia, sono in crisi e lottano per sopravvivere contro la concorrenza cinese, in un'economia globalizzata. Prosegue impietosa l'analisi di Fisher: la famiglia è piena di problemi, il 70% dei giovani dai 20 ai 30 anni vive ancora in casa, col risultato che i giovani sono condannati ad una lunga ed improduttiva adolescenza. A marchiare con cruda efficacia la decadenza italiana rispetto ai fasti del passato c'è l'immagine, suggerita dall'ambasciatore Spogli, dell'edera che s'è avvinghiata attorno a questo nostro fantastico albero vecchio di 2500 anni e che gli impedisce ormai di vivere ! Intorno ci sono sempre le stesse facce, "tired old faces" le vecchie facce stanche (v. i parlamentari). Bisogna tagliarla quest'edera. Più avanti il giornalista accenna al successo clamoroso, e significativo per la sua tesi, di libri quali "La casta" e "Gomorra", che hanno mostrato i peccati ed i privilegi della classe politica, che comunque permette alla camorra di prosperare. Siamo dunque ai soliti vecchi problemi dell'Italia ? A. Stille dice di no, anzi afferma che negli anni dal '50 al '90, mentre l'economia era in espansione, la gente avrebbe tollerato il cattivo comportamento dei leader; ora però, la crescita è lenta e la qualità della vita è in declino .... dunque "now life is harder". Il problema è che gli Italiani pensano che gli attuali leader siano incapaci di cambiare, hanno poco o per niente fiducia in loro, ad es. non hanno votato Berlusconi perchè non ha mantenuto le promesse di crescita e di opportunità basate sul merito (in American-style); e d'altra parte Prodi ha detto di voler cominciare una nuova vita, ma poi ha fatto troppi ministri e s'è invischiato in una difficile maggioranza.
"We are not a normal country" dice il consulente finanziario G. Gamboni: è una tristezza che ciò che potrebbe essere, non è (a proposito del fatto che chi lavora ed ha contatti con altre realtà vede come tutto funziona meglio altrove). Certo, Fisher non tace dei gravi problemi che hanno attraversato l'Italia, alcuni epocali: si è passati dai 25 milioni di concittadini emigrati in un secolo ai 3,7 milioni di immigrati da noi oggi, il peso della Chiesa è diminuito, c'è stata la fine della DC, la famiglia è in crisi, ci sono bassa natalità e troppi vecchi (perfino in TV, ed è simpatica questa notazione). Ma ecco, forse, il punto fondamentale: "the generational divide", il divario generazionale, e qui non si taccia dei 68 a. di Prodi o dei 71 a. di Berlusconi !
Che idea dell'Italia, allora ? Non c'è più la grandezza di una volta, nel cinema, nella musica, nell'arte ... E' vero, però ci sono Ferrari, Ducati, Armani, Piano, Illy, il Barolo ecc. cioè tutti quei simboli dello stile e del prestigio, il fascino del "made in Italy". Allora, forse, il futuro sta qui ? Ma, si chiede Fisher, questa strategia del made in Italy, basterà ? Di ciò è convinto Illy: "this is where Italians are winners". Per essere vincitori, però, occorre risolvere i problemi dell'industria, causati dalla concorrenza, cercando di guardare al mercato e di ottenere la qualità e l'unicità che certamente si trovano nei prodotti italiani, non in quelli cinesi. Tuttavia gli imprenditori si lamentano di essere scarsamente aiutati dai politici, che c'è troppa burocrazia, mentre al contrario servirebbero più flessibilità e più infrastrutture.
Montezemolo osserva che "now it's time to change", perchè nel migliore dei casi siamo fermi. A favore della efficacia della cosiddetta "strategia del made in Italy" sono la preparazione dei giovani imprenditori (i quali sono molto più avanti degli attuali) e la creazione del nuovo PD, mentre contro vanno gli investimenti troppo scarsi e la poca Ricerca & Sviluppo. E' chiara a tutti gli schieramenti politici, peraltro, la necessità di una nuova legge elettorale.
L'articolo del NYT si chiude con un paragone fra l'Italia di oggi e la Serenissima Repubblica di Venezia, che è diventata nient'altro che un "bellissimo cadavere" calpestato da milioni di turisti. C'est à dire: l'Italia oggi appare quasi bloccata dalla passata grandezza, come successo a Venezia. Infine l'articolo riporta quanto detto da B. Severgnini: non basta vedere i problemi, occorre soprattutto cambiare i nostri singoli atteggiamenti (pagare le tasse, non accettare i compromessi, non chiedere favori, non barare ecc.). Più che mai abbiamo il nostro destino nelle nostre mani.

Fin qui l'articolo (e mi scuso se mi sono dilungato) sul quale vorrei dire alcune cose. Mi auguro di sentire anche il parere di altri.
Ho notato che alcuni commentatori italiani si sono alquanto risentiti rispetto al contenuto dell'articolo di Ian Fisher. Io, sinceramente, a parte l'immagine finale della Serenissima disfatta come un cadavere che m'è parsa, come dire, quasi un portar "sfiga", la sostanza dell'articolo sento di condividerla. Infatti, cosa si sottolinea in esso ? Che siamo un paese bloccato, che ha perso lo slancio dei decenni passati, che ha scarsa fiducia nel futuro, che è invecchiato, che manca di infrastrutture, che è avviluppato su se stesso, che ha una classe politica prossima alla mummificazione, che ha una burocrazia pesante e inutile, un paese in cui troppi imprenditori sono in ritardo rispetto alle esigenze della globalizzazione. Si sarebbe potuto parlare di molto altro ancora, ad es., che so, che siamo un paese dove prevalgono quasi sempre le logiche corporative. Converrete con me che la lista sarebbe lunga assai. Vorrei però puntare il dito su una questione che ritengo essenziale affinchè l'Italia possa uscire finalmente dalla palude in cui s'è chiusa, e riprendere la crescita e lo sviluppo: la questione generazionale, attorno alla quale secondo me si gioca il destino futuro. Qui sta il male. Dobbiamo cambiare l'educazione delle nuove generazioni, abbandonare l'atteggiamento di pericoloso lassismo che s'è installato nelle famiglie e nella scuola. Dobbiamo far sì che i nostri giovani siano abituati fin da piccoli a sapere che ci sono delle regole da rispettare, senza cercare scorciatoie, che la vita non è mai facile e che occorre sempre competere e lottare per conquistare qualcosa. A partire dalla scuola e dallo sport, che nella scuola non si pratica più ormai e sarebbe invece il mezzo migliore per insegnare appunto che niente è facile da ottenere e al contrario il risultato si può avere solo a prezzo di fatica e sacrifici. Anche per tutto ciò sono d'accordo con Padoa-Schioppa. Bisogna che i nostri ragazzi escano di casa prima, come avviene in tutti gli altri paesi europei, cioè bisogna che la smettano di fare "i bamboccioni", che si costruiscano una vita autonoma, al limite rischiando, senza avere sempre la amorevole copertura della famiglia. E noi adulti dobbiamo dare loro strada, altrimenti non si smuove nulla, la situazione si avviluppa sempre di più, come nell'esempio dell'edera dell'ambasciatore Spogli. E' una strana società, infatti, quella attuale. I giovani restano nel guscio accogliente della casa paterna (fino ai 40 a. magari), noi "adulti" siamo ormai diventati anziani ma vogliamo occuparci ancora dei figli, senza tralasciare i nipoti ed i vecchi genitori, a volte vecchissimi (quest'ultimo è un problema che ricade soprattutto sulle donne !). Ma purtroppo nessuno vuole mollare il potere, piccolo o grande che sia, col risultato che alla fine ci dobbiamo rallegrare se "ragazzi" cinquanta-sessantenni come Veltroni o Casini o Fini riescono a scalzare dalla loro carega i vecchioni che le occupano da tempo immemorabile. Inoltre, il bello è: dove sarebbe il nuovo, dove sta il ricambio generazionale se le facce che si vedono sono sempre le stesse, le famose "tired old faces" dell'articolo ? A me sembra che tutto ciò sarebbe ridicolo, se non fosse tragico.
Saluti a tutti. Lupo.

domenica 9 dicembre 2007

Dio e le elezioni americane

Mi sono divertito a leggere i commenti ad un articolo della corrispondente da NY di Le Monde, Sylvain Cypel, a proposito della "discesa in campo" di Dio nella campagna elettorale repubblicana. Si stanno avvicinando le primarie (il 3 gennaio si inizia in Iowa) e pertanto tra i candidati neoconservatori e fondamentalisti ogni strategia è buona per conquistare l'elettorato repubblicano tradizionalista. L'argomento è stato discusso anche da Ferrara, qualche giorno fa: cosa pensare del fatto che quasi tutti i candidati chiamano in causa il Libro e Dio, cercandone spudoratamente l'appoggio per battere gli avversari. Come evidenziato dalla giornalista di Le Monde, succede però un fatto curioso: è vero, tutti si richiamano a Dio e alla Bibbia, ma ognuno afferma poi che ..... il suo Dio è migliore di quello degli altri. E allora ecco che i battisti sono contro i mormoni, salvo trovarsi d'accordo contro l'odiato Giuliani, cattolico e pluridivorziato ! Dunque uno si chiede: ma la laicità dello stato, dov'è ? Non è forse uno dei capisaldi della Costituzione degli States ? Ah, l'America .. !
Venendo ai commenti dei lettori di Le Monde, ne cito soltanto alcuni secondo me interessanti per la precisione e l'arguzia:

- non capirò mai la pretesa dei discendenti degli immigrati di aver "creato" l'America; non c'erano forse delle popolazioni, prima di venire massacrate in nome di Dio ?
- sfortunatamente gli elettori US credenti continuano a non capire d'aver eletto un incompetente, i fondamentalisti sono convinti che un incapace il quale si dice illuminato da Dio è meno incapace: vi scongiuro, Americani, non ripetete la stessa bestialità !
- i protestanti inglesi e olandesi sono venuti in America (dopo gli Ugonotti) proprio per la libertà di sostenere che noi uomini siamo "diversi" di fronte a Dio, c'è chi viene "scelto" per essere ricco e poi ci sono gli altri ! dunque, la religione permette agli americani ricchi di giustificare la loro oppressione sulle masse: di cosa dovrebbero parlare se non di religione ?
- i Francesi non capiranno mai l'atteggiamento degli Americani di fronte alla religione, come questi non comprenderanno la nostra valutazione di concetti come laicità ed uguaglianza. Grazie Francesi, per aver creato con la vostra intolleranza l'America ! (ossia grazie per aver costretto gli Ugonotti, in cerca di libertà di espressione e di religione, ad emigrare nel 1564 in America !)
- tutto questo è molto inquietante
- una vera Repubblica può non essere laica ?
- Laicità, prezioso valore francese ! i nostri antenati hanno tanto sofferto !
...............

Mi fermo per non tediare, ma credo che la questione meriti una qualche riflessione.
Ciao.

giovedì 6 dicembre 2007

Continuare la strada

E' incredibile come ci si abitui a qualcosa di cui, in seguito, non si riesce più a stare senza. Vedi questa benedetta ADSL ! Dovendo lasciar casa per qualche giorno, comunque avevo preso con me il portatile, perchè speravo di fare il furbetto agganciando una qualche rete wireless, magari quella dell'inconsapevole vicino. Ma niente, non c'è stato verso di entrare in Internet. E va bene, pazienza ! Finalmente a casa, sono di nuovo "connesso". Hoc erat in votis ! A dirla tutta, Willy m'aveva messo sull'avviso "attento, che il web dà una certa dipendenza" e visto che non gli avevo creduto, manco a dirlo sono subito entrato in una specie di crisi da astinenza. Comunque sia oggi, rientrato a casa, ho proprio bisogno di parlare con qualcuno per sentirmi un po' meglio. Che altro fare, se non buttar giù qualche pensiero per farmi passare 'sta gran tristezza che mi si è appiccicata addosso ? Negli ultimi giorni, infatti, mia moglie ed io siamo stati assieme ad una nostra amica che ha perso il marito pochi mesi fa, e abbiamo cercato per quanto possibile di aiutarla con la nostra vicinanza, facendola sentire meno sola, così come si fa in circostanze simili col semplice stare vicino alle persone cui si vuole bene. Non è che le parole servano poi a molto, in certi casi, no ? Ebbene, la tristezza in me è acuita dal fatto che la persona scomparsa così dolorosamente l'estate scorsa era mio amico sin dall'infanzia. Io penso che le amicizie di una vita siano davvero speciali e non finiscano mai, nemmeno con la morte. Ciò dipende da una sorta di vicinanza così intima, ininterrotta e generosa che neanche la distanza fisica riesce a indebolire. Infatti, anche se due amici non si vedono per anni (a volte succede) non appena si ritrovano assieme è tutto come prima, come se ci si fosse lasciati da appena un giorno. Tutto è come sempre, le stesse emozioni, gli stessi ragionamenti, lo stesso discorrere. In una parola, lo stesso identico sentire. Questo per me significa essere amici. E quando qualcuno ci ha lasciato o, come dicono gli Alpini, è andato avanti, bisogna continuare la strada anche per lui. Questo credo. Nel caso specifico di cui sto discorrendo ora, ad aumentare il doloroso rimpianto per la perdita del mio amico ha contribuito non poco la visione dei ricordi fotografici raccolti in un DVD. Il figlio minore, infatti, con una scelta accurata ed affettuosa nello stesso tempo ha trasferito su disco una serie di foto riguardanti il padre, da quelle più vecchie che lo ritraggono ragazzo e poi giovane uomo, fino alle foto di lui con i figli piccoli, con gli amici, con i familiari, ecc. Non mancano le immagini della maturità e le più recenti, quand'era già gravemente malato. Ci sono foto che parlano del suo impegno sociale, del suo amore per la "politica", delle sue scelte ambientaliste e così via. Il tutto sottolineato da un commento musicale molto adeguato (mi è sembrato di cogliervi un'eco ebraica) e concluso da alcune parole semplici e dense, bellissime. Debbo dire che mi sono commosso alla visione di questo omaggio all'amico scomparso, anche perchè le immagini che passavano veloci sullo schermo non erano soltanto tutta la SUA vita, ma erano ANCHE la mia vita. Tutta la nostra vita m'è trascorsa davanti mentre pensavo che, in fin dei conti, la presenza degli uomini qui sulla terra si riduce a pochi, pochissimi momenti significativi, nel rapido divenire del tutto. Provo gratitudine per questo figliolo che ha dimostrato, curando l'allestimento del supporto digitale da fornire agli amici, una levità di sentimenti ed un amore per il padre che non mi sarei atteso in tale misura. Non si finisce mai di imparare.