martedì 5 gennaio 2010

Riesce ancora a dividere


Prima c'era stata l'ubriacatura per gli scrittori americani. Leggevo di tutto, senza un ordine nè un criterio. Tutto quello che potevo recuperare, soprattutto tramite il passaparola: da Steinbeck a Dos Passos, da Faulkner a Saroyan, e naturalmente Hemingway. Venivo a conoscere così un continente inesplorato nel quale mi introducevano i vari Vittorini, Pavese, Pivano ecc. Fu un periodo bellissimo quello, sui quindici-sedici anni. Debbo confessare che però dedicavo del tempo anche ad un genere meno "buono", vedi il giallo ed il poliziesco ... e non sempre si trattava di Chandler !
Qualche tempo dopo, sui diciotto, fui preso da improvvisa passione per l'esistenzialismo o dovrei dir meglio per l'ambiente di Saint-Germain-de-Prés e per la gente che animava la vita culturale e intellettuale di Parigi e che s'ispirava a Sartre, Prévert, de Beauvoir e così via. Come si poteva resistere al fascino delle "caves", di Juliette Greco, di Miles Davis, di Boris Vian ? Anche negli anni seguenti hanno esercitato notevole presa su di me i caffé letterari della rive gauche parigina, i bistrots, i boulevards al tempo degli esistenzialisti.
Tornando a bomba, il mio preferito era Albert Camus: i suoi "Lo straniero" e "La peste" li giudicavo superiori a "La nausea" di J.P.Sartre. Al di là del valore letterario delle opere, e con tutti i limiti della mia giovane età, mi piacevano la sincerità di Camus (s'era definito ricco soltanto di dubbi, abituato alla solitudine del lavoro e al conforto delle amicizie), le sue modeste origini, la contraddittorietà, le prese di posizione contro lo stalinismo e la guerra e non ultimo il fatto che un po' tutti gli davano addosso, da destra e da sinistra. D'altra parte, per quanto avevo capito leggendo appunto La peste, forse Camus era l'unico a vedere nell'amore e nella solidarietà tra gli uomini una strada per superare l'angoscia del vivere, la disperazione dell'esistenza, mentre il vero esistenzialismo ateo era senza speranza.
J.P. Sartre mi pareva troppo cerebrale, troppo "intellettuale". Ma ognuno di noi ragazzi aveva le sue preferenze: ad esempio, per dirne una, ricordo che il mio carissimo compagno Gigi fece una mezza malattia per Merlau-Ponty, tanto che durante le nostre passeggiate sotto i portici, prima di cena, ci intratteneva amabilmente sul primato della percezione e sul rapporto tra struttura e significato ... Beh, comunque sia, ieri mi son tornati alla memoria quei giorni del periodo ante-maturità proprio a motivo della ricorrenza della morte di Albert Camus: infatti sono 50 anni che l'écrivain pied-noir se ne è andato a causa di un incidente automobilistico, il 4 gennaio 1960. Scorrendo i giornali on-line qua e là risulta chiaro (come del resto titolava LaStampa.it di ieri) che, a distanza di mezzo secolo dalla scomparsa, Albert Camus ancora divide, e non solo la Francia: segno che era un uomo ed uno scrittore "vero", autentico, non una moda !
Poichè in alcuni blog che leggo è già stato trattato l'argomento Camus, mi limito a citare soltanto alcune frasi del discorso ufficiale che egli tenne a Stoccolma alla consegna del premio Nobel nel 1957. In tale occasione egli disse, parlando del ruolo dello scrittore "il ne peut se mettre aujourd'hui au service de ceux qui font l'histoire : il est au service de ceux qui la subissent."
E più avanti "... l'écrivain peut retrouver le sentiment d'une communauté vivante qui le justifiera, à la seule condition qu'il accepte, autant qu'il peut, les deux charges qui font la grandeur de son métier : le service de la vérité et celui de la liberté."
A proposito di "grandezza", un confronto con l'odierno spettacolo italiota, in cui dominano nani e ballerine (col GF ed Isole varie) è forse proponibile ? Non per buttarla sempre in politica, ma mi viene in mente un'altra frase di Camus, la quale dice più o meno "gli uomini che hanno in loro la grandezza non entrano in politica.".
Lupo.

2 commenti:

marina ha detto...

condivido il giudizio e l'amore per Camus
marina, ricomparsa

Anonimo ha detto...

All'adolescenza ho rissentito la stessa attrazione tua per Camus, più che altro perchè diceva con una parola sola cio' che rissentivo al più profondo senza saperlo: l'assurdità della vita!
Ha detto:"L'Etranger décrit la nudité de l'homme face à l'absurde" .
"Le renoncement à la jeunesse.Ce n'est pas moi qui renonce aux êtres et aux choses(je ne le pourrrais pas)ce sont les choses et les êtres qui renoncent à moi. Ma jeunesse me fuit: c'est cela être malade."
"Si le monde me paraissait avoir un sens je n'écrirais pas"
A très bientôt Lupo et Lupa.....
eve