sabato 29 marzo 2008

“Thyssen, uno scandalo della democrazia”

Prendo spunto dall' intervista a Ezio Mauro a proposito della serata organizzata al teatro Ambra Jovinelli per ricordare le vittime della tragedia della ThyssenKrupp ed evitare che scenda "il silenzio su questa storia".
A questo scopo, se a qualcuno fosse sfuggito, suggerisco l'ascolto della chiamata al 118 trasmessa qualche giorno fa in TV: è un audio terribile, una testimonianza straziante di quelle ore del 6 dicembre 2007 dalla quale emergono la concitata disperazione dei soccorritori ed il "burocratese" degli operatori addetti alle emergenze. Per l'ascolto potete cliccare qui (debbo alla sensibilità attenta dell'amico blogger Willy l'invito a segnalare il link).
C’è poco da dire, se non riaffermare il nostro impegno per fare qualcosa, qualsiasi cosa possiamo fare, per impedire che l’Italia sia ridotta a questo, per rifiutare che il lavoro sia ridotto a questo. Nelle restanti giornate di campagna elettorale, in cui si nota più il miserevole agitarsi dei soliti squallidi omuncoli in cerca di poltrone che la ventata di rinnovamento tante volte promessa, che almeno sappiamo gridare forte e chiaro questa consapevolezza.
Lupo.

martedì 25 marzo 2008

Primo giorno di Dio

Come è ormai noto anche ai più distratti fra noi, il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera ed impegnato da tempo con articoli e libri in una critica piuttosto decisa nei confronti dell'Islam più integralista, è stato battezzato da Sua Santità Benedetto XVI in S. Pietro durante la Messa del Sabato Santo. Allam è giunto alla decisione di convertirsi e di farsi cristiano, abbandonando la religione musulmana dei suoi avi, nella quale evidentemente non si riconosceva più. Dati la visibilità mondiale della cerimonia ed il fatto che a somministrare i sacramenti sia stato lo stesso Pontefice, subito si sono scatenati i commenti in tutto il mondo, a partire dai principali quotidiani on-line. Non ho nessuna intenzione di aggiungermi alla lunga lista dei commentatori, limitandomi solo a sottolineare il coraggio dimostrato dal giornalista in questa sua decisione, non scevra di ulteriori rischi per la sua persona. Desidero invece parlare di un film-documentario che ho visto per caso il pomeriggio di Pasqua su Rai 3, dal titolo "Primo giorno di Dio". Forse quella di Domenica era la prima di tre puntate: non ho informazioni precise al riguardo. E' stata una bella sorpresa, che ho veramente gustato e che mi ha fatto riflettere sull'importanza della scuola, della sua identità e della sua ragion d'essere, specie in una società globalizzata come la nostra. Il regista Gualtiero Pierce ha detto di essersi ispirato al film "Essere e avere" di Nicolas Philibert, realizzato in una piccola scuola multiclasse della provincia rurale francese. La storia è molto semplice: il regista vuole mostrare ciò che pensano i bambini della religione e come viene loro insegnata. Dunque siamo a Roma, primo giorno di scuola, e le troupe riprendono in tre differenti classi (cattolica, israelita e musulmana) i bambini con i loro insegnanti di religione, che sono Francesca, Giuditta e Sami, nel primo approccio con alcune importanti e difficili tematiche religiose. E' molto interessante notare la dolcezza, anche e soprattutto dell'Imam Sami, con la quale gli insegnanti avvicinano i piccoli allievi, aiutandoli con esempi tratti dall'ambiente familiare, con la semplicità delle parole e sempre con molto affetto a comprendere concetti come accoglienza, bene, peccato, diavolo, creazione, rispetto, Dio, ecc. C'è un continuo rimbalzo fra le tre comunità, dunque le immagini mostrano alternativamente i bambini della classe islamica alle prese con i versetti del Corano da mandare a memoria e con il rito delle abluzioni prima dell'ingresso in Moschea, i piccoli ebrei che imparano le parole sacre del catechismo ed evocano il giorno della penitenza (lo Yom Kippur), quelli della classe cattolica che cercano di spiegare alla maestra chi secondo loro assomiglia di più a Dio o cantano danzando in cerchio un rito di ispirazione ebraica .... Il tutto con grande spontaneità, come se nessuno si accorgesse della presenza della cinepresa. Dal film viene una lezione di pace e armonia che andrebbe colta, soprattutto in questi anni in cui più facilmente prevalgono motivi di odio razziale e religioso, proprio fra coloro che sono seguaci delle tre grandi fedi monoteiste, che dunque hanno le stesse radici. Ecco, penso che ci vorrebbe un po' della spontaneità, dell'apertura di cuore, del candore e della sincerità che anima i piccoli di qualsiasi paese e credo religioso, fino a che non vengono corrotti dal male di vivere. Il film termina con la seguente scena: si vedono tre allievi, uno per ciascuna fede, che a lezione finita confluiscono in un parco pubblico e si lanciano gioiosamente a giocare insieme su una piccola giostra, senza problemi di integrazione o di differenze etnico-religiose. E' un bell'insegnamento, non c'è che dire, un omaggio al dialogo inter-religioso ed al multiculturalismo. Ma secondo me è anche una decisa sottolineatura della figura del maestro e dell'importanza dell'insegnamento in generale. E' dalla scuola infatti che può venire l'educazione alla pace, a quella che si chiama "democrazia sostanziale", tenendo conto che nel processo educativo si rivela decisivo il comportamento di colui che, per i piccoli allievi, incarna i "valori dell’umanesimo" da trasmettere. Certo, si potrebbe obiettare che il regista Gualtiero Pierce ci mostra tre scuole confessionali e che magari sarebbe meglio far vedere come funziona l'insegnamento laico delle religioni in una scuola pubblica ovvero l'insegnamento della convivenza civile fra diversi. E' vero forse, ma a mio parere è comunque educativo porre in luce la spontaneità di bambini di diversa cultura e diverso ambiente religioso, che non vivono ancora il clima della "vera" religione. Purtroppo, in futuro, molti di loro perderanno questa meravigliosa purezza di sentire, soprattutto per colpa nostra. Tutto ciò traspare dal bellissimo film-documentario sul quale ho ritenuto opportuno spendere qualche parola.
Cordiali saluti a tutti. Lupo.

domenica 16 marzo 2008

Il Tibet ed i Giochi Olimpici


Si sta levando sempre più alta e forte la voce di chi chiede il boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Pechino, con lo scopo di replicare l'atteggiamento tenuto in occasione dei Giochi del 1980 a Mosca, quando gli USA e altri Paesi rifiutarono di prendervi parte in segno di protesta per l'invasione sovietica dell'Afghanistan. La decisione del CIO non è di ieri ed è stata presa ben sapendo che alla Cina avrebbe fatto comodo la straordinaria vetrina mondiale dei Giochi olimpici, per mostrare al mondo i propri successi in campo economico ed il suo status di potenza mondiale. Con le dovute cautele, ma a me l'approccio cinese alle Olimpiadi fa venire in mente la Germania di Hitler e Goebbels nel 1936, quando si voleva far capire al mondo che il regime nazista era diventato il più grande della terra, non solo in campo sportivo, ma soprattutto politico, economico e militare. Credo che già da molti anni certe manifestazioni mondiali abbiano perso quasi ogni caratteristica sportiva: forse gli ultimi Giochi a misura umana, autenticamente sportivi, furono quelli di Roma del 1960. Certamente quanto succede nel Tibet in questi giorni, unitamente alla protesta dei monaci in Birmania repressa nel sangue a settembre dell'anno scorso dal regime militare sostenuto dalla Cina, non contribuisce a creare un clima favorevole ai governanti di Pechino. Tuttavia non sono sicuro che un eventuale boicottaggio dei prossimi Giochi possa migliorare la situazione dei Tibetani oppressi o favorire la crescita della democrazia ed il rispetto dei diritti in Cina. Forse potrebbe essere più producente in tal senso il modo in cui vorranno atteggiarsi certi atleti di spicco, se ne avranno la sensibilità ed il coraggio. Qualcuno ha fatto riferimento, appunto, a come si comportarono sul podio a Città del Messico nel 1968 i due atleti neri statunitensi Smith e Carlos, col pugno guantato levato in alto, a sottolineare la protesta contro la condizione di troppi neri americani: la loro, sì, fu una forma di "lotta" che ebbe un'enorme risonanza ! Ciò cui ho accennato è soltanto un esempio, d'accordo, ma non è per niente semplice trovare un modo utile per far valere i diritti umani quando il mondo intero è governato solo dagli interessi economici, no ? Non sono un politico nè un diplomatico, naturalmente, e certe volte confesso di fare fatica a capire le vere cause di certi sommovimenti (penso a ciò che è successo nella ex-Jugoslavia, tanto per dirne una) ma mi sento a disagio, quando vedo come la comunità internazionale tratta così diversamente certe situazioni. Mi riferisco alla recente "indipendenza" del Kosovo, che molti Paesi si sono affrettati a riconoscere, rispetto alle vuote chiacchiere e minacce verbali a cui pare limitarsi l'opposizione del consesso internazionale all'operato della Cina in Tibet (che se non vado errato fino al 1950 era uno stato indipendente). A questo punto si giunge alla seguente banale considerazione: non si possono mettere sullo stesso piano l'ormai piccola e ridimensionata Serbia (anche se dietro ha la Russia !) ed il gigante cinese, che si sta avviando a diventare la prima potenza economica mondiale. Ma allora, il diritto e la giustizia, la democrazia, la libertà ... dove li mettiamo ?
Lupo.

giovedì 13 marzo 2008

Lazare Ponticelli, c'est fini


Avevo letto di lui a dicembre dell'anno scorso quando, in occasione del compimento dei suoi 110 anni (!) s'era scritto sui nostri giornali, volendo celebrare la straordinaria vita di questo "rital" che aveva combattuto nella Grande Guerra, prima con la divisa francese e poi con quella del suo Paese, l'Italia appunto, da cui era emigrato quasi bambino. Da qualche tempo Lazare Ponticelli era rimasto l'ultimo reduce vivente in terra di Francia. Credo che nel mondo ci siano ancora una decina di sopravvissuti, ma magari mentre ne stiamo parlando il loro numero cala, com'è inevitabile. Oggi ne parlano tutti di questo ultracentenario (pensate, ha visto 3 secoli !) ma io vorrei riflettere solo un po', non tanto sul suo essere stato l'ultimo "poilu", come dire il semplice fante che ha combattuto nelle trincee della 1^ Guerra Mondiale, o sugli onori che la Francia gli vorrà riservare, quanto piuttosto sulla sua vita di povero emigrante italiano, semi-analfabeta, che con forza e determinazione mai dome è riuscito ad integrarsi perfettamente nella sua nuova Patria. Monsieur Ponticelli infatti, il piccolo "rital" che inizialmente lavora come spazzacamino e strillone, che da Lazzaro diviene Lazare e cittadino francese, ha creato qualcosa di grande nella sua lunga vita, fino a mettere in piedi un'importante azienda in campo petrolifero che oggi dà lavoro a quasi 4000 persone. Tanti nostri conterranei si sono costruiti una nuova vita in Francia, col sacrificio e col lavoro onesto, alcuni raggiungendo anche un insperato successo: ma tutto ciò non sarebbe stato possibile se non si fosse data loro l'occasione e la speranza di un futuro migliore. Penso che anche questo sia il senso del termine integrazione.
Buona giornata. Lupo.

domenica 9 marzo 2008

Elezioni politiche in Spagna


Mentre noi ne avremo ancora per un mese, dovendo sopportare oltretutto edificanti episodi come quello del guitto Berlusconi che "straccia" il programma del partito avversario, oggi gli Spagnoli vanno alle urne per le elezioni politiche, e sostanzialmente dovranno confermare o meno la fiducia a Zapatero. Sarà interessante vedere l'esito di questa tornata elettorale la quale, ancora una volta, è stata preceduta da un attentato: nel 2004 fu la terribile strage di Madrid di matrice islamica e l'altro giorno il colpo di pistola che ha ucciso un ex-assessore socialista. Qualcuno dice che non si dovrebbe ripetere la situazione di allora, quando Zapatero venne in certo senso "favorito" dall'attentato e sovvertì i pronostici sconfiggendo Aznar. Al di là dell'ovvia considerazione che oggi il quadro è ben diverso, essendo Zapatero alla ricerca di una riconferma, faccio il tifo per lui e penso che se vincesse sarebbe un fatto positivo, visto tutto quello che il premier spagnolo ha fatto e che cosa la sua politica rappresenta, non solo per la Spagna ma per l'intero Occidente. Per approfondire la questione mi permetto di suggerire l'articolo di oggi di Barbara Spinelli su La Stampa http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=40&ID_articolo=102&ID_sezione=55&sezione=
nel quale la giornalista, tra l'altro, compie un attraente confronto fra Zapatero e Obama, che rappresentano entrambi una diversa risposta della democrazia alla paura ingenerata dal terrorismo. "Li accomuna anche lo sguardo fiducioso verso il futuro: senza cedimenti all’apocalittico, cupo pensiero dominante".

Buona Domenica. Lupo.

mercoledì 5 marzo 2008

Darwinismo sociale e potere d'acquisto

Ne hanno parlato tanto in questi ultimi tempi del divario tra ricchi e poveri nel nostro Paese, che s'allarga di anno in anno accrescendo le diseguaglianze ed in questo senso fa dell'Italia un paese da record. Secondo quanto riportato in grafici e tabelle nelle elaborazioni effettuate dai vari istituti di ricerca tipo Istat, Bankitalia, Eurisko, Ufficio Studi Confcommercio ... qui da noi il 10 % delle famiglie possiede la metà della ricchezza complessiva. Non so se e quanto bisogna credere ai dati ufficiali, comunque sono informazioni sulle quali è opportuno riflettere. Emergono diversi fatti interessanti. Anzitutto, dal 2000 il reddito dei lavoratori a reddito fisso e dei pensionati è rimasto praticamente immobile, mentre quello degli autonomi (quello "ufficiale" s'intende) è salito del 14 %. E poi, nonostante la crisi ed il declino economico, il comparto del lusso va sempre alla grande con miglioramenti a due cifre. Dunque, da una parte famiglie che fanno fatica a tirare avanti, dall'altra gente che non sente minimamente aria di crisi, anzi sta sempre meglio, è sempre più ricca. Il classico caso di una società a due velocità. Fra le categorie in maggior spolvero, per così dire, troviamo i liberi professionisti, gli imprenditori, i commercianti (soprattutto i grossisti e la grande distribuzione) e poi gli artigiani ed infine i dirigenti. Nihil novi, verrebbe da dire. Di questi tempi, quelli che contano sul proprio modesto stipendio per contrastare l'inflazione e l'aumento dei costi possono solo contrarre le spese meno essenziali, cioè in certo qual modo devono imparare a vivere ... da poveri. Almeno così parrebbe. Certamente fra le categorie più ricche io metterei anche i politici, non solo i parlamentari però, perchè mi sembra che pure tanti altri cosiddetti "servitori" del bene pubblico se la passino bene quanto alla paghetta percepita: penso ai sindaci, ai consiglieri ed assessori degli enti locali, agli amministratori di società pubbliche e così via. E poi ci metterei le banche e le assicurazioni, i faccendieri e la genia degli speculatori vecchi e nuovi, senza dimenticare i "furbetti" vari. Al di là delle cifre preoccupa lo stato d'animo della gente, la sensazione di vivere un momento di crisi che toglie sicurezza a chi quotidianamente fa i conti con l'aumento degli alimentari e del carburante, tanto per citare due realtà tangibili. In tutto questo si inserisce la sfiducia diffusa tra i cittadini, non tanto nella classe politica (eppure sono molti gli onorevoli impresentabili) quanto nella politica tout-court, atteggiamento che non so come possa essere recuperato durante la corrente campagna elettorale (tanti diserteranno le urne). Ma forse la crisi più pericolosa è quella che sta coinvolgendo le nuove generazioni, in certo senso deprivate del futuro cui avrebbero diritto di aspirare. Non vorrei apparire disfattista, ci mancherebbe: infatti vedo in giro parecchi che sembrano essere ricchi e altri che "fingono" di essere poveri, e poi tanti che si lamentano perchè a noi Italiani questo piace ed in fondo siamo da sempre un po' cinici ed approfittatori. Tuttavia come si fa a restare indifferenti di fronte all'immagine di anziani pensionati, dignitosissime persone pur nella loro modesta condizione, che alla fine del mercato vanno alla ricerca delle rimanenze di frutta e verdura ? Mi intendo assai poco di economia ma, se continuano l'escalation dei prezzi ed il deterioramento del potere d'acquisto, non v'è forse il rischio che l'opinione pubblica sia disorientata e addirittura minacciata la pace sociale ? Come minimo, secondo me, qualcosa va corretto in questo cosiddetto "darwinismo", quando un numero sempre crescente di cittadini fa fatica a campare, senza bisogno di analizzare tabelle e grafici per rendersi conto delle difficili condizioni in cui si trova a vivere. Certo che in prospettiva non si intravvedono autentici e concreti segnali di cambiamento, se non le solite promesse ed i generici programmi quasi tutti uguali, che mi sembra dicano poco o niente ormai. Mah, staremo a vedere !
Ciao a tutti. Lupo.