sabato 30 agosto 2008

La meglio gioventù

Ho letto un post, ieri, della brava Anna (una blogger sempre così intelligente e sensibile) che m’ha toccato parecchio, costringendomi a riflettere su una problematica che sento di non aver valutato come avrei dovuto, magari per superficialità o per scarsezza di informazioni o perché non ne sono stato toccato direttamente, dato che l’argomento droga per fortuna fu molto distante dalla mia vita, dai miei interessi e dai miei valori. Il post racconta l’addio alla vita di un uomo, preda della droga e duramente colpito negli affetti familiari, senza più un lavoro e una casa, finito in galera, divenuto un “barbone” per scelta perché rimasto sempre tossicodipendente e per questo marginalizzato, pur riuscendo a conservare ancora un che di innocente, persino un sorriso talvolta. Ebbene Anna negli anni giovanili ha condiviso con questa persona una consuetudine di sogni, speranze e lotte: ella parla di “battaglie politiche, cortei, ideali assorbiti e sbandierati, fermento di idee e di anime”. E lascia trasparire una sincera e dolorosa partecipazione, quasi un senso di colpa per essere riuscita, solo lei e pochi altri, a sfuggire ai terribili tentacoli della “affascinante, suadente, incantatrice” signora bianca (così viene definita l’eroina), una tragedia che sembra aver segnato quasi un’intera generazione di giovani. E distrutto corpi e anime, perché “quando la signora arriva non c'è spazio per altro: è un grande amore, di quelli totalizzanti, quelli che non ti fanno vivere se non con lei e di lei”. Ripeto, il post è molto bello e intenso, corredato di parecchi commenti (potete leggere il tutto qui).

Ciò che mi interessa è riuscire ad esprimere sull’argomento tossicodipendenza un paio di considerazioni che abbiano un senso, prendendo spunto dalla straziante vicenda umana raccontata da Anna, con la speranza di non urtare la sensibilità di nessuno e, se possibile, di non dire sciocchezze. La materia è di quelle gravi, anzi drammatiche, dunque so che andrebbero evitati semplificazioni e qualunquismi. Però sento di dover essere onesto, di dover dire francamente come la penso, anche a costo di sembrare troppo brusco e tranchant. Dunque, in questa come in altre vicende similari ho l'impressione che dietro ci sia come una premessa che si dà per scontata, un ragionamento che non mi convince del tutto, che viene espresso più o meno chiaramente nel post in questione e nei vari commenti, ed è il seguente. Quelli che si drogavano all’inizio degli anni 70 in fin dei conti erano i giovani migliori, quelli pieni di ideali, di sogni, quelli che lottavano per cambiare il mondo; non solo, ma ci fu una specie di disegno criminoso per renderli inoffensivi e toglierli di mezzo, la diffusione dell'eroina appunto. Allora mi chiedo: ma gli altri giovani, quelli che non si drogavano o che comunque sono riusciti a liberarsi dalla schiavitù dell’eroina, erano forse la parte peggiore del movimento giovanile dal 68 in poi ? Quale fu, dunque, "la meglio gioventù" ? Quella che lottava nelle fabbriche, nelle piazze e nelle scuole per avere più libertà e giustizia, che voleva costruire qualcosa di positivo e s'impegnava confidando nella partecipazione (come diceva Gaber); o invece quella che si perdeva per strada, certe volte affascinata e ingannata da cattivi maestri, certe altre rincorrendo sogni mistificatori e fallaci, con l'unico esito coerente, cioè il fallimento ? Con tutta l'umana comprensione per il dolore che ha spezzato anime e corpi di tanti ragazzi, e consapevole che il passato non va mai rinnegato, nonostante ciò non riesco ad accettare, mi si passi il termine, la presunzione di certe posizioni, adesso come allora. Non ho mai pensato che per dimostrare di possedere ideali e credere in un mondo migliore, lottare per la libertà sessuale o contro l’autoritarismo, ecc. bisognasse far uso di droghe, mentre non facendolo si finiva per essere delle banali persone “normali”. Quand’ero giovane non mi sembrava un granchè ciò che qualcuno blaterava, e cioè che ci volesse più coraggio a scegliere di drogarsi che non a vivere una vita “normale”, studiando e lavorando. Ed oggi non mi convince la tesi che in quegli anni non si potessero immaginare le conseguenze devastanti dell’uso di droghe. A me pare che fosse una specie di moda. Si cominciava con l’erba, tanto non fa male (è peggio la nicotina, no ?) mentre in certi ambienti radical-chic la facevano da padroni l'LSD ed i suoi guru. Poi si passava a droghe sempre più pesanti, finendo lentamente ma inesorabilmente per diventare schiavi. Altro che la liberazione sognata e sbandierata ! Partendo dal dogma che non si poteva più sottostare ad alcun divieto, che tutto doveva essere permesso e senza limiti perchè tutto doveva cambiare, molti sono giunti fino a gettarsi in abissi di disperazione. E il clima qual era ? Se volevi essere di sinistra non dovevi schierarti contro la droga, o quantomeno dovevi avere un atteggiamento permissivo e comprensivo, sempre e comunque. Beh, anche oggi mi capita di litigare con amici di sinistra quando, nel classico caso della vecchietta scippata, non se la sentono per niente di condannare lo scippatore, perché bisogna vedere se è delinquente per davvero … La colpa è sempre di qualcun altro, della società, del potere, del neocapitalismo e così via. Ora, so benissimo che non bisogna criminalizzare il tossicodipendente e dimenticarci dei venditori di morte, dai cartelli colombiani ai piccoli spacciatori. Però se vogliamo essere onesti dobbiamo riconoscere che il mondo dei tossicodipendenti è totalizzante, nel senso che il tossico sostiene che lui è meglio di te, che lui ha capito tutto, sa cos’è la felicità, sa come si deve vivere la vita; tu che non ti droghi non vali un cazzo e, se provi a criticare, non sei altro che un fascista. Qualcuno ha detto che la vita non è stata generosa con la generazione del 68. Non sono molto d’accordo: dinanzi ad essa si offrirono tante possibilità, tanti vantaggi, ci fu una crescita incredibile della società, tanti cambiamenti nel costume e nei valori, l'emancipazione femminile, una libertà impensabile solo vent’anni prima. Tutto ciò fu una conquista, è innegabile. Peraltro il 68 ha recato con sé anche diversi guai: il terrorismo fu il più grave e pericoloso per la democrazia, ma ebbe il suo peso anche la scomparsa di alcuni valori con la conseguente crisi della scuola e della famiglia, ad esempio. Fu pernicioso alla lunga, secondo me, pure il diffondersi di un atteggiamento troppo permissivo (oggi si direbbe buonista) nei confronti della droga e dei tossicodipendenti, che non voglio dire essere l’unica causa del dilagare del fenomeno droga, ma sicuramente una con-causa. Oggi il fenomeno è cambiato, ma il problema resta. Se l'immagine del tossico con l'ago ficcato nel braccio è meno frequente che in passato, oggi vediamo che la dipendenza (compresa quella da alcool) s'è diffusa in lungo ed in largo, in tutti gli strati sociali, prendendo forme diverse: c'è lo sballo del week-end, per stordirsi ed andare sempre al massimo, e c'è persino il bisogno di impasticcarsi per poter reggere ai ritmi sempre più pazzeschi di certi ambienti. Oggi il "tenersi su" è diventato uno stile di vita, difficile da correggere soprattutto per gli esempi che vengono dai media ed in generale dal mondo dello spettacolo e del gossip. Quando sento affermare di fronte a tragici fatti come quello di cui ci ha parlato Anna, esito penoso e straziante di una vita buttata via, che quei poveretti non si meritano ciò che gli accade, mi confermo al contrario nella convinzione che siamo comunque sempre noi e solo noi i veri responsabili delle nostre scelte. Sono convinto che su questa verità bisognerebbe far riflettere i nostri giovani. Non si può parlare di fatalità. Infatti la “signora bianca” non è come il Tir che ti piomba all’improvviso addosso in autostrada, saltando il guard-rail e portando distruzione e morte a dei poveri innocenti.

Lupo.

sabato 23 agosto 2008

Un bravo ragazzo che vale oro


Una ulteriore conferma: le medaglie olimpiche per l'Italia vengono in gran parte dagli sport più umili, quelli dove contano moltissimo la fatica e la costanza dell'allenamento, lontano dai riflettori. La marcia ne è un esempio, anche se non il solo. Ieri mattina presto sono rimasto emozionato da Alex Schwazer, che ha compiuto una grande impresa sportiva, notevole specie se pensiamo alla giovane età dell'atleta. A sentire le sue parole subito dopo la conclusione della gara, e poi le dichiarazioni successive durante le numerose interviste e la festa a Casa Italia, c'è da restare incantati: questo giovane è proprio una gran brava persona, un ragazzo straordinario di cui dobbiamo andare orgogliosi tutti quanti noi italiani, in primis la sua famiglia e la sua gente.

Ciao. Lupo.

mercoledì 20 agosto 2008

Le prime impressioni


L'Olimpiade di Pechino non è ancora finita, ma già alcune cose si possono dire, credo. Cominciamo dall'impressione generale: non so voi, ma io non ne posso più della Cina e dei Cinesi ! Tutto 'sto nazionalismo, il continuo sventolio di migliaia di bandierine, le bugie dell'informazione ufficiale, la farsa dell'ostacolista che non poteva/doveva perdere, le mostriciattole della ginnastica artistica, la sudditanza di arbitri e giurie nei confronti del Paese organizzatore .... Mi fermo qui, e mi piacerebbe sentire anche il parere di qualcun'altro.
Venendo ai risultati che ci riguardano più da vicino, per fare un primo parziale bilancio, tra ciò che non mi è è piaciuto dell'Italia metterei al primo posto il flop dell'atletica: c'era da aspettarselo purtroppo, visto che non si fa più sport nella scuola e si continua a dare l'ostracismo ai pochi "grandi vecchi" che potrebbero dire la loro (Mennea, Vittori, Tilli ...). Proprio Mennea ha affermato qualche giorno fa che i soldi non mancano, manca invece totalmente la programmazione ed in più non si è capaci nemmeno di gestire i pochi campioni che abbiamo (vedi Howe). Penso che l'atletica italiana sia da rifondare ab imis, un po' come ha fatto la Gran Bretagna: è corsa ai ripari, ed i risultati si sono visti, e come !
Fra i fallimenti bisogna mettere poi gli azzurrini del calcio (che pena !) e più ancora la Federazione che gli paga la business class: poverini, bisogna proteggere i preziosi muscoletti dei nostri calciatori nelle lunghe ore di volo, no ?
Anche l'italvolley femminile, però, doveva fare sfracelli ... ed invece è naufragata miseramente col Settebello rosa.
Che altro ci dobbiamo attendere ? Si aspetta la conclusione dei Giochi, certo, ma le speranze che ci rimangono hanno una colorazione tendente al grigio, purtroppo.

Tuttavia voglio sottolineare anche le prove positive offerte dai Nostri, fino a questo punto. Anzitutto mi sono piaciute le parole del mezzofondista di Bressanone Christian Obrist, esordiente, strafelice e quasi in estasi per aver raggiunto la finale dei 1500: ciò che egli ha detto alla telecronista, e le espressioni di Igor Cassina appena concluso l'esercizio (senza aver ottenuto neanche il bronzo) per me sono la prova che resta ancora qualcosa dello "spirito olimpico". E' questo che conta, molto più che il medagliere. Bisogna applaudire poi tutte le ragazze giunte sul podio, senza distinzione, e Galtarossa e co. e quindi gli atleti dei cosiddetti sport minori, senza dimenticare la scherma ! Una citazione la merita anche la brava Tania Cagnotto e tutti quelli che hanno dato il massimo, senza giungere a medaglia, e sono stati tanti.
Per concludere queste prime frammentarie impressioni, confesso che fra tutto ciò che ho visto finora m'hanno lasciato una enorme impressione non tanto il mostro delle piscine Phelps (che pure ha vinto 8 ori) quanto il velocista Bolt, capace di frantumare il record dei 100 m. correndo con la canottiera di fuori come un qualsiasi ragazzo felice d'andare così veloce, con una naturalezza incredibile, e la bella e brava astista russa Yelena Isinbaeva, una che non delude mai.
Alla conclusione delle Olimpiadi magari si potrà fare un bilancio più esatto.
Ciao. Lupo.

lunedì 11 agosto 2008

Una serata tra amici

Di solito si rientra dalle ferie o dalle vacanze portandoci dentro un ricordo particolare, ad esempio di un incontro, con relative immagini e sensazioni, di un qualcosa che comunque ci ha colpito sì da rimanere nella memoria per qualche tempo. Stavolta sono tornato dalla mia vacanza marchigiana con l'impressione, tutto sommato abbastanza normale, addirittura banale se si vuole, lasciatami da una piacevole serata fra amici trascorsa in campagna. Il mese di Luglio (e con esso la vacanza) stava per finire. Motivo dell'incontro era stato il desiderio condiviso di ritrovarci insieme, quelli del solito "giro", come si fa in genere almeno un volta all'anno, nel pieno dell'estate, in modo che possa prendervi parte anche chi viene da lontano. Per far capire la familiarità che usa tra di noi basti dire che con questi amici siamo quasi nati insieme ! Ma stavolta c'era un motivo in più: la voglia di stare in qualche modo vicini al nostro amico F. che ci ha lasciato un anno fa, dopo una lunga e dolorosa malattia, e l'opportunità di far sentire tutto il nostro affetto alla moglie E.

Era verso il tramonto. La spianata sulla quale i nostri ospiti avevano apparecchiato il tavolo e disposto le sedie per i convitati era fresca, nonostante la calura della giornata, perchè già in ombra dal primo pomeriggio. Di ciò, dell'ombra "stategica" intendo, era stata data piena assicurazione a mia moglie, la cui insofferenza al caldo è ben nota a tutti. Una volta tranquillizzata la signora moglie in oggetto, più ancora, fiducioso nella imminente brezza di mare di cui presto avremmo tutti beneficiato, mi dispongo dunque a dare un'occhiata in giro ed a rilassarmi. Seduto con le spalle a valle posso vedere alla mia sinistra, sull'apposita piazzola, la roulotte ormai da anni adibita a funzioni statiche di supporto al vettovagliamento, quasi una nobile cucina da campo. Più oltre, la struttura in muratura col fuoco già acceso e pronto per bollire dentro il caldaro di rame le tagliatelle fatte in casa, proprio come una volta. Ovviamente non mancano le braci necessarie al ricco barbecue, cui G. (maestro riconosciuto nella cottura della carne alla brace) si dedicherà sincronizzando i tempi del barbecue con la bollitura della pasta, in modo da preparare in anticipo tutto il mangiare, per quanto possibile, ed evitare così le fastidiose interruzioni durante la cena. Completano la struttura un lungo piano d'appoggio e, quasi al margine della spianata, un grande lavello. Tutto sapientemente disposto, e quasi protetto dal bosco che s'erge alla sommità della collina. Se guardo sulla mia destra, invece, scorgo il deposito degli attrezzi, quindi la casetta per i piccioni e la grande gabbia del pollame. Per la verità io conosco già da un pezzo la sistemazione che il mio amico G. ha dato al suo amato ettaro di terra, che coltiva con amore, ricavandone oltre ai soliti ortaggi anche qualche litro d'olio: per la frutta dice che bisognerà attendere un po', infatti gli alberi sono ancora piccoli. Ma mia moglie, che finora s'era sempre arrestata al margine della stradina poderale, nella parte bassa del campo, quella adibita ad orto, ha ammesso che non immaginava neanche che la "logistica" su in alto fosse così accogliente e funzionale.
Tornando alla serata, esauriti i riconoscimenti e gli omaggi dovuti ai nostri ospiti, debbo dire che anche la compagnia era eccellente, come d'altro canto le bevande: Verdicchio e Lacrima di Morro d'Alba, non so se mi spiego ! La conversazione filava via sempre interessante, amichevole e franca, increspandosi appena un po' su certi argomenti che oggi per alcuni paiono agire come "spine irritative". Ma era proprio un attimo: ci si conosce troppo bene per cadere nel tranello della disputa politica, anzi della politica politicante ! Era da tanto che non godevo così della vicinanza degli amici, così serenamente della bellezza e dell'armonia delle mie colline, della luce quieta che vi si diffonde. C'era una grande pace dovunque, e quanti ricordi suscitavano in me i calmi suoni serali che solitamente vengono dalle case contadine, quando s'avvicina il crepuscolo e la luce lentamente scolorisce le colline ! Sembrava tutto perfetto, come altre volte in passato, tranne che ogni tanto si poteva cogliere negli occhi di E. un velo di tristezza e di rimpianto: il suo F. (il nostro F.) sarebbe dovuto essere lì con tutti noi, e invece ...

A suggellare l'incontro, quasi la classica ciliegina sulla torta, accadde poi un fatto insperato, una vera sorpresa, come se qualcuno ci avesse voluto riservare un festeggiamento speciale. Ad un certo punto sulla collina di fronte a noi, non troppo distante in linea d'aria, iniziarono a sparare dei fuochi d'artificio. Ma attenzione, non due o tre botti alla buona, al contrario una cosa quasi professionale: bombe, rose di colori, ecc. Qualcuno, non ricordo chi, disse che forse in quella casa si stava festeggiando un anniversario di matrimonio. Per carità, una esibizione pirotecnica non confrontabile con quelle organizzate in occasione di eventi particolari, che talvolta ho ammirato anch'io nella mia città. In ogni caso si trattava d'uno spettacolino rispettabile, anche per il costo, pensai, che ci veniva regalato inaspettatamente ed al quale potevamo assistere comodi comodi: e poi gli effetti luminosi erano perfettamente visibili, perchè si stava facendo buio. Questa esibizione, ed il fatto che più tardi riuscimmo perfino a vedere qualche stella cadente, furono il completamento di una serata speciale, che spero di essere riuscito in qualche modo a descrivere. Lupo

sabato 9 agosto 2008

Quelli sì che erano campioni


Ieri sono stati inaugurati i Giochi Olimpici a Pechino. Come tanti altri ho guardato la cerimonia in TV, in certi passaggi veramente spettacolare e suggestiva. Come qualcuno ha detto, non ho provato molti brividi d'emozione; inoltre sono rimasto sorpreso dalla totale mancanza di riferimenti alla Cina del Novecento (la Lunga Marcia, Mao, la rivoluzione culturale ...). Mah, non so cosa dire, il fatto mi pare comunque sorprendente, e forse significativo di cosa è oggi questo grande Paese e di cosa vuol rappresentare nella comunità mondiale.
In questo momento non mi va di parlare di Pechino 2008. Vorrei invece esprimere tutto il mio disgusto e l'ennesima delusione di vecchio appassionato di ciclismo dopo l'ultimo caso di doping riguardante Emanuele Sella. Riepilogo i fatti. Questo giovane ciclista, vincitore di tre tappe di montagna al Giro d'Italia e, così almeno pareva, personaggio emergente del nostro ciclismo in cerca di giovani campioni capaci di risollevarne le sorti, viene beccato anche lui per essersi dopato con l'Epo. E pensare che dopo lo scandalo di quell'altro nostro campioncino cacciato dal Tour per essersi dopato, e reo confesso, tutti quanti abbiamo sperato che fosse l'ultimo caso disgraziato, pensando che non se ne poteva più e che era ora di finirla col doping. Illusi ! Si vede che ormai questo cancro è entrato nel sistema e non si riesce più ad estirparlo. O meglio, non so se esiste un modo per invertire la rotta in questo ciclismo che è diventato tutto falso. Dunque mi chiedo: che senso ha continuare a fare il tifo per questi individui ? Come si fa a credere ancora in qualcuno di loro ?
Quand'ero bambino ho creduto in uomini come quelli raffigurati nella famosa foto dello scambio della borraccia. So che si diceva che Coppi, talvolta ..... ma forse era invidia per la modernità del Campionissimo, il primo ad applicare la ricerca medica e tecnologica al ciclismo. Resta il fatto che mi guardo attorno, ma non vedo gente così oggi. Al massimo qualche meteora che compie un exploit e poi sparisce. Che tristezza !
Lupo.
P.S. comunque adesso vado a tifare per Paolo Bettini in TV

martedì 5 agosto 2008

Secondo il Censis più morti bianche che omicidi

Stando ai dati diffusi dal Censis, in Italia sono di più i morti sul lavoro e sulle strade che non quelli ammazzati. Qualcuno ha anche rielaborato i numeri, rapportandoli alla popolazione dei vari Paesi europei esaminati, in modo da poter confrontare i risultati. Ebbene si avrebbero le seguenti conclusioni: 20 "morti bianche" ogni milione di abitanti qui da noi, mentre in Francia 9 ed in Germania 8.
Inoltre pare che, nonostante gli incidenti stradali mortali stiano calando, siamo ancora "il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade", visto che nel Belpaese ogni milione di abitanti ne muoiono sulle strade ben 95, contro i 73 morti in Francia, i 62 in Germania ed i 54 nel Regno Unito.
E gli omicidi poi risultano essere 15 ogni milione di abitanti nel Regno Unito, 14 in Francia, 9 in Germania e 11 qui in Italia, ma in costante diminuzione tanto che si sono ridotti di oltre un terzo dal 1995 a oggi.
Mi ha colpito quanto dichiarato dal direttore del Censis Giuseppe Roma: "Risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".
Ovviamente il pensiero va ai 3000 soldati destinati dal nostro Governo a contrastare l'emergenza criminalità ed a garantire la sicurezza dei cittadini e mi viene da dire: non sarebbe meglio mandare i soldati nei cantieri ?
Lupo.

sabato 2 agosto 2008

Pechino 2008: tra un po' si comincia



Mancano pochi giorni alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, sui quali ci sarebbe tanto da dire, cose più o meno impegnative, più o meno pertinenti magari, ma probabilmente di un qualche interesse. Il fatto è che sono rientrato da poco dalle vacanze e non ho ancora la giusta propensione ad affrontare subito discorsi seri. Di ciò mi scuso, ma in ogni caso vorrei provare ad offrire qualche spunto e qualche considerazione su questo importante avvenimento.
Anzitutto è ovvio che già da un po' non aveva più molto senso insistere sulla opportunità o meno di assegnare i Giochi alla Cina, così come appariva sterile l'esecrazione quasi unanime per l'atteggiamento del Governo cinese nei confronti dei Tibetani ed in generale per la scarsa considerazione di cui godono in quel grande Paese i diritti di libertà e le conquiste democratiche. Figurarsi se poteva servire a qualcosa continuare a parlare di boicottaggio e simili a poche ore dall'avvio della kermesse !
In un mio post di marzo, e nei relativi commenti, la questione era stata discussa abbastanza bene, a mio modo di vedere, e ad essa rimando per un eventuale refreshing sull'argomento http://lp42.blogspot.com/search/label/Attualit%C3%A0.
Ecco alcune cosette che, al momento, mi vengono in mente. Ad esempio l'enorme inquinamento atmosferico che minaccia il regolare svolgimento di alcune gare, conseguenza della cappa di smog e umidità che grava sulla città di Pechino. O l'incredibile disinvoltura con cui le autorità cinesi hanno fatto piazza pulita di qualsivoglia ostacolo si frapponesse alla realizzazione degli impianti sportivi e delle infrastrutture necessari. O, ancora, la tensione spasmodica con la quale un intero Paese si è impegnato nell'impresa di vincere questa scommessa, ben sapendo che l'Olimpiade sarà una straordinaria vetrina mondiale per mostrare a tutti le conquiste ed i progressi raggiunti. Quindi la voglia di arrivare primi nel medagliere e soprattutto di battere gli USA.... Ma anche altri aspetti sarebbero meritevoli di approfondimento, secondo me. Che pensare, ad esempio, di certi filmati che mostrano piccoli ginnasti sottoposti ad esercizi ed allenamenti quasi "crudeli" ? E' solo l'aberrazione cui è giunta la ginnastica delle bambine di 30-35 chili, o c'è qualcos'altro ?
E intanto il doping è sempre in agguato in tutte le discipline, come conferma il recente caso del nostro schermitore lasciato a casa perchè trovato positivo a qualche sostanza proibita (il peggio è che questo viene dopo i casi del ciclista Riccò cacciato dal Tour e dell'altra nostra campionessa di ciclismo di cui adesso non ricordo il nome). Se non ho letto male, ad oggi sono già 29 in totale gli atleti squalificati ancor prima di iniziare i Giochi: la cosa è veramente impressionante. Dice il Presidente del CIO Rogge che i controlli sono stati affinati e che la "tolleranza zero" funziona: speriamo bene, ma ne inventano sempre una ! C'è poi la faccenda del peso ormai preponderante assunto dagli sponsor e dalle televisioni, scesi in campo la prima volta durante la Grande Olimpiade di Roma, che infatti fu un po' il discrimine fra due ere, quella antica e un po' romantica e quella moderna, dominata dai soldi e dalla tecnologia. Tra l'altro questa è la tesi sostenuta nel volume pubblicato recentemente negli Stati Uniti da David Maraniss, dal titolo ROME 1960, di cui ha trattato una settimana fa l'articolo di La Repubblica che trovate qui http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/sport/olimpiadi-pechino/olimpiadi-roma/olimpiadi-roma.html.
Non so bene perchè, ma a me quei Giochi di Roma 1960 sono rimasti nella memoria e nel cuore, e non ho mai dimenticato certi protagonisti di allora: Livio Berruti, Wilma Rudolph, Abebe Bikila .... e la magica atmosfera della Città Eterna. Sarà perchè avevo 18 anni ?
Lupo.