martedì 31 marzo 2009

Liberiamo i prigionieri birmani


Da www.avaaz.org
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Ciao, ti ricordi dei monaci che marciavano per la democrazia in Birmania un paio di anni fa che furono brutalmente attaccati dal regime militare? Molti di essi furono rinchiusi e da allora languiscono in brutali prigioni birmane. Ma adesso ex prigionieri ed attivisti coraggiosi stanno premendo per il rilascio di tutti i prigionieri politici, incluso il vincitore del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Ex presidenti stanno sostenendo la loro campagna e finalmente l'ONU inizia a tirare fuori qualcuno dal carcere. Ho appena firmato una petizione che chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon di dare priorità al loro rilascio. Più siamo a firmare, più sarà chiaro che il rilascio di tutti i prigionieri è importante per i cittadini di tutto il mondo. Per firmare usa il link qui sotto. Puoi
dirlo ai tuoi amici ?

http://www.avaaz.org/it/free_burma_political_prisoners/98.php/?

Grazie infinite per il tuo aiuto!
Lupo.

sabato 28 marzo 2009

L'Ospite Inatteso


Così suona in italiano il film "The Visitor" del regista americano Tom McCarthy, che qui da noi è uscito alla fine dell'anno scorso. L'ho visto sere fa e m'è molto piaciuto. Si tratta di cinema minimale, sommesso, che racconta con leggerezza e sensibilità, senza retorica, la storia di un uomo grigio e solitario il quale si lascia vivere in una monotonia mortale, da quando cinque anni prima è scomparsa la moglie pianista. Walter Vale (interpretato da un grande Richard Jenkins, protagonista per la prima volta a 60 anni suonati !) è un professore di economia in una università del Connecticut, che non ama il suo lavoro, conosce poco i suoi studenti, da vent'anni tiene lo stesso corso: insomma, vive come imbalsamato nella banalità quotidiana. In sostanza appare come un uomo senza ambizioni, spento, nient'altro che spettatore della sua vita, quasi un perdente che nonostante l'età non più verde va ancora cercando la propria identità. C'è un particolare nel film che rende bene la personalità di quest'uomo. Il professore da tempo si sforza di imparare a suonare il pianoforte, ma i risultati sono deludenti, quindi fallisce anche in quello che sembra essere l'estremo tentativo per mantenere un rapporto con la moglie, oltre la morte.
Fino a questo punto, dunque, il regista costruisce una vicenda fatta di piccoli gesti, di niente (si potrebbe dire), praticamente senza azione. Ma di colpo succede qualcosa nel monotono fluire della vita di Walter, quando come da un turbine improvviso la sua non-vita, il suo non-agire vengono stravolti da un incontro davvero "inatteso". Tutto dipende dall'episodio fortuito e assolutamente inaspettato che tocca al professore quando si reca, suo malgrado, a New York per prendere parte ad un convegno dove tra l'altro si presenta un libro alla cui stesura egli ha collaborato. Entrato nell'appartamento che possiede in città, ma non abita da tempo, vi trova installata a sua insaputa una coppia di immigrati, un giovane siriano e la sua compagna senegalese, cui l'appartamento è stato affittato con l'inganno. Passato il primo momento di paura e di tensione, quasi di scontro, il professore decide di ospitare per un po' i ragazzi, finchè essi non troveranno una diversa soluzione abitativa.
Tra loro tre comincia a svilupparsi un rapporto quasi amichevole, che si consolida via via, specialmente fra Walter e Tarek, mentre la ragazza senegalese resta un po' diffidente e tesa. Il giovane Tarek per campare suona il tamburo africano, e la sua passione per la musica primordiale è tanto coinvolgente da spingere anche Walter a suonarlo: e qui il professore dimostra quel talento musicale vanamente ricercato nello studio del pianoforte. A me è parso che sia stata proprio la musica, al di là delle differenze fra i due (età, cultura, ecc.), a rafforzare il loro legame di amicizia. Il professore si risveglia piano piano alla vita, recuperando in certo senso la capacità di comunicare e provare emozioni, sì che non appare più come l'uomo spento, senza interessi, monotono e grigio delle scene iniziali del film. Questa nuova convivenza sembra fluire tranquilla, ed è bello osservare i due, Tarek e Walter, che in una sorta di scorribanda multietnica vanno a suonare insieme il djembé al Central Park !
Tutto bene, dunque, fino al momento in cui, per un banale equivoco, il giovane siriano viene fermato dalla polizia in metropolitana e da qui in poi si scatena tutta una serie di conseguenze drammatiche. Infatti si scopre che la posizione dei due ragazzi era irregolare, essendo essi clandestini. Tarek finisce internato in un centro di detenzione.
Qui comincia la parte del film che mi ha toccato più profondamente. Entra in scena l'azione. Walter si impegna con tutte le sue forze per far uscire il giovane siriano, assume un avvocato per contrastare la prevedibile espulsione, anche con l'aiuto di Mouna (la madre di Tarek, anch'essa vedova, giunta a New York poco dopo l'arresto del figlio). L'entrata in scena del quarto personaggio, secondo me, anzichè complicare la trama o far prendere al film la comoda strada della conclusione consolatoria (sembra nascere dell'affetto fra i due vedovi), dà modo al regista di rimarcare, in un alternarsi di commozione e sorrisi, la denuncia di cos'è diventata l'America dopo l'11 settembre, se è vero come è vero che la paura diffusa pare aver fatto rinnegare all'intero Paese i suoi stessi principi fondativi. E' una denuncia senza retorica, anche perchè bastano poche parole per far comprendere l'aria che tira negli States, dove dominano il sospetto e la diffidenza, uniti alla paura, essendo le ferite dell'attentato alle Torri Gemelle ancora aperte. Gli eventi precipitano e l'espulsione di Tarek si fa più vicina, nonostante gli sforzi di Walter per salvarlo. Il ragazzo urla la sua rabbia: "non sono un terrorista, io ! i terroristi non stanno rinchiusi qui dentro, hanno soldi, appoggi ... ". Tradotto: a pagare le conseguenze di una politica che pare aver stravolto i veri valori dell'America, e cioè una nuova opportunità fornita a tutti ed una democrazia nella quale gli immigrati da sempre rappresentano la linfa vitale, sono in genere i poveracci che tentano di vivere onestamente nella speranza di costruirsi un futuro decente. E' contro i deboli e gli indifesi che si scatena l'azione cieca ed inflessibile di scelte legislative e istituzionali dettate dalla paura. Non succede così anche qui da noi, in Italia ?
Ad un certo punto, con dolente frustrazione, la vedova Mouna afferma: "E' come in Siria", ricordando che là ha perduto il marito giornalista, oppositore del regime. Lei, che fino a pochi giorni prima era vissuta nella convinzione di aver ritrovato negli USA una nuova vita di pace, vede crollare tutte le sue speranze: l'ingiustizia continua, non v'è differenza.
Più sopra ho detto che il regista si esprime senza retorica e con toni di sommesso lirismo. Ma non si creda che la riflessione sul tema dell'integrazione e dell'America post-11 settembre sia meno forte e coinvolgente per questo, tutt'altro ! Non servono toni roboanti per denunciare, ma è sufficiente che la storia ci tocchi intimamente perchè resti scolpita dentro di noi.
L'ingiustizia, si diceva, continua se dominano la paura e l'odio per l'altro. Pare proprio che ci sia tanta strada da fare ancora, perchè si realizzi la piena integrazione. La conclusione del film non è per niente consolatoria, anzi evita accuratamente l'happy-end: infatti questo nuovo nucleo familiare è costretto a disgregarsi, e per un essere umano che si è ritrovato ed è tornato alla vita (il professore Walter Vale) ce ne sono altri che stanno perdendo tutto. Altro che "sogno americano" ! Il film termina mentre Walter scarica la sua rabbia impotente suonando il tamburo africano, come faceva Tarek, quasi a volerne prendere il testimone.
Per me tutto molto bello e toccante. Ve lo consiglio di cuore. Lupo.

martedì 24 marzo 2009

Finalmente ... c'est le printemps !





Y a la nature qu'est tout en sueur
Dans les hectares y a du bonheur
C'est l'printemps
Y a des lilas qu'ont même plus l'temps
De s'faire tout mauves ou bien tout blancs
C'est l'printemps
Y a du blé qui s'fait du mouron
Les oiseaux eux ils disent pas non
C'est l'printemps
y a nos chagrins qu'ont des couleurs
Y a même du printemps chez l'malheur
Y a la mer qui s'prend pour Monet
Ou pour Gauguin ou pour Manet
C'est l'printemps
Y a des nuages qui n'ont plus d'quoi
On dirait d'la barbe à papa
C'est l'printemps
Y a l'vent du nord qu'a pris l'accent
Avec Mistral il passe son temps
C'est l'printemps
Y a la pluie qu'est passée chez Dior
Pour s'payer l'modèle Soleil d'Or
Y a la route qui s'fait nationale
Et des fourmis qui s'font la malle
C'est l'printemps
Y a d'la luzerne au fond des lits
Et puis l'faucheur qui lui sourit
C'est l'printemps
Y a des souris qui s'font les dents
Sur les matous par conséquent
C'est l'printemps
Y a des voix d'or dans un seul cri
C'est la Sixtine qui sort la nuit
Y a la nature qui s'tape un bol
A la santé du rossignol
C'est l'printemps
Y a l'beaujolais qui la ramène
Et Mimi qui s'prend pour Carmen
C'est l'printemps
Y a l'île Saint-Louis qui rentre en Seine
Et puis Paris qui s'y promène
C'est l'printemps
Y a l'été qui s'pointe dans la rue
Et des ballots qui n'ont pas vu
Qu'c'était l'printemps

mercoledì 18 marzo 2009

Internet e libertà

Forse non ce ne sarebbe bisogno di parlare ancora di questo argomento, dato che ormai tutti noi siamo sufficientemente edotti circa le recenti proposte di regolamentazione (!) della Rete, nelle quali s'è manifestato il peggio dell'iniziativa politica degli italioti onorevoli. E' risaputo: quanto a ignoranza della materia ed inadeguatezza culturale i nostri eroi sono ai vertici mondiali. Ed anche per spudoratezza e servilismo nei confronti del capo non sono secondi a nessuno.
Giunti a questo punto, dunque, vedo che molti internauti e blogger preferirebbero il silenzio, magari per stanchezza o convinti che tacere sullo squallida stupidità delle presenti iniziative di legge sia forse la cosa migliore. Io però penso che una veloce sintesi di tutta la storia possa essere utile a quei due o tre che non ne conoscono i dettagli.
Dunque mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione il pezzo dell'avv. Guido Scorza su Punto Informatico, che mi sembra un utile riepilogo dello stato dell'arte, con alcuni appropriati e simpatici rimandi.
Buona lettura. Lupo.

domenica 15 marzo 2009

Nord e Sud: dove sta la differenza ?


Qualche tempo fa avevo letto con stupore sul Corriere questo articolo, dove si narrano le vicende che hanno portato alla costruzione dello scalo di Salerno ed al suo attuale fermo. Solo a distanza di pochi mesi dall'inaugurazione, il "Salerno-Costa d'Amalfi" oggi è diventato un aeroporto fantasma. Qualche jet privato e qualche charter: un'altra cattedrale nel deserto, dunque. Un esito che in Italia siamo abituati a vedere, purtroppo. Ma quali i motivi che hanno portato alla crisi odierna di questo scalo costato un sacco di soldi ? Gli scontri fra la compagnia low-cost spagnola ed il tour operator di Fiumicino, lo stupido campanilismo ed i condizionamenti della politica locale, i continui ritardi e la cattiva manutenzione dei velivoli, le promesse non mantenute, la mancata pubblicità per il nuovo scalo, ecc. Resta il fatto che, dopo una buona partenza, ora è praticamente tutto fermo. Ciononostante, si sta pensando di spendere altri milioni di euro per allungare la pista ! Incredibile, no ? Quando ho letto l'articolo di cui sopra ho pensato, onestamente, che il tutto si inquadrava benissimo nella solita tragicommedia del nostro Mezzogiorno, divoratore di risorse ed incapace di avvicinarsi agli standard politico-gestionali di un paese civile. Nihil novi, mi sono detto, sicuro che certe cose qui al Nord non potrebbero accadere. Niente di più sbagliato.

Infatti ieri mattina ho letto, sempre sul Corriere, che l'aeroporto di Montichiari (Brescia) ha chiuso l'esercizio 2008 con una perdita di 5 milioni di euro e che al momento ospita un volo al giorno ! Ma la sorpresa non finisce qui, tutt'altro. Il fatto veramente sorprendente è che gli enti pubblici bresciani sono pronti a sborsare 20 milioni di euro (e gli imprenditori altri 10) per acquisire il controllo dello scalo, e rilanciarlo alla grande. Il giornalista del Corriere si chiede: ma se nel nord già fa fatica Malpensa, se il problema è che ci sono troppi scali in pochi chilometri, che senso ha questo federalismo aeroportuale (o campanilismo) ? Ritengo che tutti quanti ci dobbiamo domandare che senso abbia questa rincorsa, basta avere un po' di sale in zucca: nella pianura padana, è indubitabile, ci sono già fin troppi scali e sarebbe meglio razionalizzare il traffico aeroportuale piuttosto che fare investimenti nell'illusione di "poter governare il territorio". Alla fine, mi sembra, anche al nord regnano incontrastati l'opportunismo politico e la megalomania.

C'é da riflettere, e tanto, anche su un'altra faccenduola emersa sempre in questi ultimi giorni. Mi riferisco alla truffa scoperta in una azienda sanitaria di ..... Napoli ? no, mi sbaglio, di Brindisi ? no, accidenti, di Treviso ! dove sono state scoperte diverse brave persone (immagino rigorosamente "padane") che per poche decine di euro sono state capaci di fregare il SSN: infatti questi egregi individui si sono spacciati per poveretti non in grado di pagare un ticket, mentre in realtà erano benestanti, professionisti, imprenditori, ecc. Che dire a questo punto ? Io vorrei vedere pubblicati i nomi di queste brave personcine, altro che privacy. Ma qui in Italia è molto più facile sbattere in prima pagina dei disgraziati qualsiasi, meglio se rom, giusto ?

Consoliamoci con la più simpatica notizia della settimana, portata agli onori della cronaca da "Le Iene": mi riferisco a quella quarantina di auto blu in servizio con lampeggiante e paletta (a spese dei contribuenti) in fila davanti al Coni per ritirare i biglietti omaggio, è naturale, per ministri e parlamentari. C'era la partita Roma-Arsenal, e che ddovevano fa', poverelli, 'sti onorevoli nostri ?

Che schifo ! Lupo.

lunedì 9 marzo 2009

Federica Pellegrini record mondiale


Proprio quando si celebra la Giornata della Donna, l'8 marzo, ai campionati assoluti primaverili di nuoto a Riccione la bravissima Federica Pellegrini, già primatista mondiale e campionessa olimpica, abbassa il "suo" record del mondo dei 200 sl a 1.54.47.
Due considerazioni. Anzitutto, l'eccezionale prestazione viene fornita dopo un momento di crisi (forse stress) manifestato poco tempo prima con la rinuncia a scendere in acqua per disputare i 400 sl: crisi evidentemente superata alla grande ! E poi, questo record è il primo mondiale nella storia dei tricolori, oltretutto realizzato nell'ultimo giorno di gara.
Ragazzi .... questa è una gran donna e, pur essendosi prestata ad alcuni servizi fotografici cui sembra impossibile resistere oggidì, non è una sciacquetta qualsiasi del genere veline, buone solo a spogliarsi in TV e sui calendari. Qui siamo in presenza di una sportiva d'altissimo livello, che da 4 anni fa onore all'Italia e (perchè no ?) al genere femminile. Con i fatti, voglio dire, non con l'esibizione di più o meno meritevoli grazie, come si diceva una volta, e/o con la mercificazione del proprio corpo.
Brava Federica ! Lupo.

martedì 3 marzo 2009

Napolitano e Medvedev a Bari


Conosciamo tutti la notizia della visita di Medvedev a Bari, dove il nostro Presidente Napolitano gli ha simbolicamente consegnato la proprietà della chiesa ortodossa di S.Nicola, nota come "la chiesa russa". Il santo di Bari gode di una diffusa devozione in Russia, al punto che lo stesso Medvedev e signora si sono recati a pregare nella cripta della cattedrale cattolica consacrata a S.Nicola. Ma, per tornare alla notizia, la chiesa ortodossa è un edificio costruito circa 1 secolo fa, che in base ad accordi precedentemente intercorsi doveva essere restituito ai legittimi proprietari. Se non ricordo male la faccenda era programmata per dicembre, ma poi ci fu l'improvvisa scomparsa del Patriarca russo a far rinviare il tutto. La cerimonia per la restituzione è stata dunque l'occasione per un incontro anche di natura politica: infatti, oltre a sottolineare il nuovo clima interreligioso che potrebbe rilanciare il dialogo fra i popoli ecc. ecc., il faccia a faccia fra i due Presidenti ha toccato l'argomento che oggi preoccupa maggiormente, e cioè la crisi economica mondiale e le modalità con cui affrontarla.
Non intendo commentare gli aspetti più interessanti dell'incontro, ma una cosa la voglio dire, però. Non ho potuto fare a meno di pensare a come la cronaca ci ponga spesso di fronte a fatti o circostanze che ci costringono a riflettere. Nell'incontro del 1 marzo, in effetti, di cose sorprendenti ce ne sono ! Anzitutto i protagonisti, da una parte il nostro Presidente, di certo uno degli uomini migliori della sinistra italiana ed europea, che nel suo percorso pubblico s'è dimostrato moderato e s'è impegnato per la transizione dei comunisti verso la socialdemocrazia, ma che è pur sempre stato uno dei leader del PCI; dall'altra il giovane Presidente della Russia, paese che fino a vent'anni fa rappresentava la lugubre applicazione del socialismo reale, ossia il comunismo al potere. Ebbene, i rappresentanti dell'Italia, Paese di vecchia e consolidata democrazia (nonostante il signor B.) e della Russia, di recente e "incerta" democrazia, s'incontrano per un fatto di natura molto poco "politica" o "laica" !
Dunque, se colpisce già constatare dove ci ha condotto la Storia della vecchia Europa degli ultimi decenni, ancora più sorprendente appare la circostanza per la quale avviene l'incontro fra i due capi di stato, e cioè la consegna di una chiesa. Se poi notiamo che sono circolate epressioni tipo "nuovo clima interreligioso" e "tendenziale comunione fra cattolici ed ortodossi", beh! ci potrebbe scappare un sorrisetto beffardo riandando con la memoria, non tanto ai nostri comunistelli di sagrestia, quanto alla tragica condizione dei credenti in quella che era fino a pochi anni fa l'Unione Sovietica.
Lupo.