giovedì 7 febbraio 2008

Boicottare gli scrittori o Israele ?


A maggio si terrà a Torino la Fiera del Libro, alla quale gli organizzatori hanno invitato come ospiti d'onore alcuni scrittori israeliani, volendo celebrare il 60^ anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Ne sono nate molte polemiche, persino la richiesta di boicottaggio degli scrittori di quel paese espressa dalle formazioni più radicali della sinistra, nonchè dalle organizzazioni mussulmane e palestinesi presenti qui in Italia e da un'associazione di scrittori arabi. Ho letto diversi commenti sulla questione, anche sulla stampa francese (a Parigi fra un mese circa si terrà un Salone del Libro) ma, secondo quello che ho capito, si fa molta confusione e si mischiano la carte, poichè prevalgono i motivi politici ed ideologici, che poco hanno a che vedere con i libri e la letteratura.
Ai fautori del boicottaggio, spesso accecati dal loro fanatismo e bramosi d'avere sempre un nemico da combattere, al punto da vedere negli scrittori israeliani lo Stato ed il Governo d'Israele, massacratore e guerrafondaio, si può rispondere che un romanziere rappresenta se stesso e non lo Stato dove vive, e poi che nessun Governo scrive libri. Questo è abbastanza facile, no ? Per inciso alcuni di questi scrittori, come Oz, Grossman, Yehoshua sono conosciuti ed apprezzati come pacifisti ecc. ! Ma se, per dimostrare d'aver ragione, i boicottatori adducono il poco edificante episodio della censura imposta l'anno scorso al testo di Ariel Toaff, edito dal Mulino, sui presunti sacrifici umani praticati in certi ambienti ultraortodossi ebraici nell'Europa dal 1100 al 1500, come la mettiamo ? Si trattava, ricordate, di una pubblicazione storica, dunque a carattere scientifico, di validità magari discutibile ma che non doveva essere "purgata" come di fatto avvenne, con Israele in prima fila ! Beh, a costoro si potrebbe obiettare che sarebbe un disastro ripetere lo stesso errore, non vi sembra ? C'è poi chi tira in ballo il boicottaggio a suo tempo praticato nei confronti del Sud Africa contro l'apartheid e ci chiede: se quel comportamento di allora andava bene, perchè diventa riprovevole oggi se va contro lo stato ebraico ? Forse (ripeto, forse) si può far osservare che Israele è l'unica democrazia presente in quell'area.
E' proprio vero che talvolta è difficile astrarre, prescindere dalla dimensione politica e quindi liberarsi dai troppi condizionamenti che ci limitano, ma io non riesco a pensare che la letteratura sia sempre e comunque "combattente e portatrice d'identità". Aldo Grasso l'altro giorno ha invitato alcune personalità, note per essere intellettuali progressisti ed amanti dei libri (Fabio Fazio, Corrado Augias, Neri Marcorè tra gli altri) a pronunciarsi decisamente contro il tentativo di boicottaggio, come peraltro hanno già fatto politici di spicco della sinistra: ad esempio Piero Fassino ha detto che si deve dire no al boicottaggio, in quanto "contesta lo strumento insostituibile e primario di qualsiasi convivenza civile: è attraverso i libri che il pensiero trasmette conoscenze, sapere, idee, cultura". Per alcuni l'invito di Grasso è stato esagerato e troppo imperioso. Io ritengo che non è mai esagerato rifiutare gli appelli alla censura e contrastare qualsiasi tentativo di linciaggio morale. E comunque, tornando all'argomento, mentre penso che per le controversie ed i conflitti internazionali si dovrebbe ricorrere all'ONU e non agli scrittori, non sono così sicuro che in Europa sia sparito definitivamente l'antisionismo, nonostante l'Olocausto. E se è vero che il problema Israele-Palestinesi è indubbiamente grave, complesso e va risolto una volta per tutte, magari con la soluzione dei due Stati, è altrettanto vero che prendersela con i libri fa riaffiorare lugubri ricordi di troppe repressioni, non vi sembra ?
Ciao. Lupo.

9 commenti:

lupo42 ha detto...

Ho visto solo ora la notizia che su un blog non meglio precisato sarebbe stata inserita una "black list" di 162 professori ebrei, accusati di fare lobby, che insegnano alla Sapienza ed in altre Università.
Se la cosa è vera c'è da essere preoccupati e bisogna chiedere un forte intervento delle istituzioni democratiche, e del Vaticano, perchè no ? Anche se è una monarchia assoluta.
Lupo.

Anonimo ha detto...

Consiglio di leggere questo bell'articolo in proposito.
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=5835

Anonimo ha detto...

Anche questo articolo merita, sebbene abbia un taglio diverso dal precedente
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4258

lupo42 ha detto...

caro Gazzaladra, ti ringrazio ma dovresti rimettere entrambe le URL ! Se il secondo articolo, quello di Stefano Sarfati Nahmad, è quello da te indicato, mi sembra interessante ed istruttivo. Le sue osservazioni, pertinenti ed equilibrate, lasciano aperta la porta al dialogo ed al confronto, che poi è la cosa che conta di più, almeno per me.
La chiusa esprime tutto il carico problematico della questione: "possiamo anche divertirci a vedere «la faccia più attraente e sana di Israele» ma questo non cambia la realtà di quello che oggi Israele è. Non so cosa pensare del boicottaggio, penso solo che se fossi uno scrittore palestinese ci penserei due volte prima di accettare l’invito ad andare a Torino a rendere credibile il «prodotto Israele», nella celebrazione dei suoi sessant’anni".
Grazie di nuovo ed aspetto altri contributi. Ciao.
Lupo

Anonimo ha detto...

Intanto ti ringrazio delle belle parole che hai lascito sul mio blog.
E' molto giusto quello che scrivi. Credo che su alcuni punti,quale ad esempio la letteratura, debbano essere tenuti indenni dalla politica.E se la politica fosse praticata con un pò di salein zucca ed un pò di rispettoso buon senso, ne guadegnerebbero tutti.
luigigobettiano

Anonimo ha detto...

I libri di lettura sono liberi e come tale , in un paese democratico , devono essere presi , mentre i libri scolastici hanno il dovere di essere neutrali e veritieri al 100% e credo sia giusto che un libro scolastico prima di essere diffuso dovrebbe essere esaminato da una commissione neutrale....i nostri libri scolastici , come quelli in altri posti del mondo sono manovrati da lobby o al limite indirizzati a idee politiche ben definite almeno cosi' vedo e l'ho constatato sulla mia pelle ........anche se il problema israeliano - palestinese oltre che storico , e' attuale e rappresenta , forse , l'equilibrio della pace mondiale , quindi la black list di 162 professori ebrei potrebbe essere preoccupante...Quello che fa pensare leggendo i quotidiani è che oramai il terrorismo non faccia più notizia...comunque.....quello che sta accadendo in questi giorni in Italia impone una riflessione: appare vergognosa la polemica sulla presenza d'Israele alla Fiera del Libro, in qualità di paese ospite d'onore dell'edizione 2008. Come si può criticare una decisione nei confronti di uno Stato che ha prodotto più Nobel negli ultimi anni, i suoi scienziati sono autori di ricerche straordinarie in ambito tecnologico, medico scientifico, ambientale? Come può essere messa in discussione la possibilità tra intellettuali di presentare romanzi e parlare di politica e cultura? Sarebbe auspicabile che gli stessi autori arabi fossero protagonisti nello stesso modo del dibattito sociale e culturale e politico, nei loro paesi, al pari dei vari Grossman, Yehoshua, Meir Shalev, Amos Oz, e di tutta quella generazione di ottimi interpreti di un'idea, di tante idee, anche divergenti dalla politica del governo, ma pur sempre rispettate, com'è naturale nelle democrazie. E solo in quelle, merce rara a dire il vero in Medio Oriente.
Ma nei media il messaggio è teso invece a dividere la classe intellettuale israeliana, presentandola come "pasionaria" di sinistra. Questo non può essere accettato. Il prossimo anno sarà la volta dell'Egitto, vedremo. Pensare di equiparare forzatamente gli autori arabi quest'anno a Torino è fuori luogo. Ed è paradossale che l'intellettuale italiano sputi veleno contro la democrazia mentre lo scrittore iracheno auspichi il confronto. La voce dell'indecenza culturale trova più spazio rispetto ai missili che squarciano il cielo di Sderot, dove i civili inermi vengono bombardati quotidianamente. Vivere nell'attesa che un razzo ti cada sulla testa non è vivere. Questi missili Quassam hanno provocato oltre 20 vittime negli ultimi anni di attacchi, senza contare le conseguenze psicologiche per la popolazione e la deriva di un'economia rovinata.
Vige su Israele un'aura di surrealismo: i temi politici, militari, si uniscono a quelli di attualità e culturali con il solo scopo di delegittimare lo Stato degli ebrei. Perché non si parla più della necessità di due stati per due popoli? Si attende solo il collasso d'Israele. E proseguono diffamazione e false notizie. Il riversarsi dei palestinesi in Egitto attraverso un muro, perché affamati e privi di cibo, luce e medicine non risponde a verità. Ma la conseguenza e la causa è presto riconducibile alla crudeltà del governo israeliano. Anche dopo la Giornata della Memoria che viene strumentalizzata. La verità è che si vuole tentare di estromettere Israele dalla società civile, alla vigilia del 60° anniversario dalla sua nascita. E anche l'attentato di Dimona, cittadina del Negev costruita 50 anni fa, nota per la presenza della centrale nucleare, viene accennata.

lupo42 ha detto...

Caro commentatore "anonimo", non posso che essere d'accordo sull'auspicio da te fatto che anche gli scrittori arabi si rendano protagonisti, nei loro rispettivi Paesi, del dibattito socio-cultural-politico, così come avviene "naturalmente" nelle democrazie. Una delle difficoltà tuttavia, come anche tu sottolinei, parrebbe la seguente: quale sarebbe il margine di libertà disponibile, specie se le idee in campo si discostino dalla politica governativa ?
E comunque è vero che quando si tratta di Israele è difficile fare ragionamenti equilibrati, come se sempre alcune forze intendano "delegittimare" lo Stato ebraico.
Ciao e grazie per il contributo. Lupo.

Anonimo ha detto...

Trovo interessanti e pieni di buon senso gli interventi fatti sulla fiera del libro di Torino e condivido quanto detto da lupo42 e gazzaladra. Se ho capito bene l'invito è rivolto agli scrittori israeliani per celebrare il 60° della fondazione dello stato d'Israele. Credo che la vera ragione del boicottaggio stia proprio quì.Più che la cultura e gli scrittori sia proprio lo stato d'Israele,o meglio ciò che oggi esso mostra al mondo. Occorre ricordare che è il paese che,spesso,coprendosi dietro la scusa della sopravvivenza ha ignorato e disatteso centinaia di risoluzioni internazionali e,tuttora,prosegue per questa strada. Forte della supremazia militare nella zona e,coperto e protetto nelle istituzioni internazionali dagli Usa, Israele
continua a fare ciò che vuole sapendo di agire indisturbata e impunita.Democratico con gli ebrei,meno con gli arabi israeliani,al suo interno si mostra arrogante contro tutti coloro che osano mettere in discussione il suo operato. Piaccia o no Israele è anche questo e criticare il suo governo non significa essere razzisti e antiebraici. Purtroppo è questa la accusa che viene rivolta a tutti coloro che rivolgono critiche ad Israele e al suo governo

Mauro

lupo42 ha detto...

C'è una frase nel tuo commento, Mauro, che mi sembra interessante, quella dove dici "piaccia o no Israele è anche questo e criticare il suo governo non significa essere razzisti e antiebraici". Questo è uno degli snodi fondamentali della questione, secondo me, che provo a sintetizzare esponendo due posizioni contrastanti prese come campione, quella di Vattimo e quella di Yehoshua. Dunque Vattimo, il quale vede nella iniziativa della Fiera del Libro un qualcosa di squisitamente politico, sostiene:
1) boicottare non significa impedire agli scrittori israeliani di "parlare ed essere ascoltati", ma non volere che essi vengano invitati come rappresentanti "ufficiali" di uno Stato militarista, che viola i diritti ed attua una politica aggressiva e razzista, financo la pulizia etnica
2) nessuno dei boicottatori nega il diritto di Israele ad esistere (!).
Secondo Vattimo la Fiera di Torino vuole offrire un palcoscenico propagandistico a questo Stato, e questo non gli va giù. Soprattutto il prof. non sopporta le "lezioni moralistiche sul dialogo e la libertà di cultura" e lo sfruttamento che da troppe parti si fa della Shoah.
Yehoshua fa un discorso più storico-politico, e vede nel boicottaggio un'ingiustizia ed un pericolo per lo stesso processo di pace. Egli, ripercorrendo brevemente la storia di Israele dalla nascita di 60 anni fa (decisione dell'ONU supportata dagli USA ma anche dai Sovietici), sottolinea gli errori storici di palestinesi e potenze arabe radicali che, mai accettando l'esistenza di Israele e volendone anzi la distruzione, hanno determinato il fatto che i palestinesi sono ancora senza uno Stato. Yehoshua pone in risalto che finalmente oggi, nonostante le posizioni di coloro che proclamano la distruzione di Israele (vedi Hamas, Hezbollah e l'Iran), è in atto un processo di riavvicinamento ed un tentativo di riconoscimento reciproco tra Israele e palestinesi, specie a partire dagli accordi di Oslo del 1993. In questa lunga lotta a favore della pace (anche all'interno della stessa società israeliana) molto hanno contribuito scrittori e poeti, israeliani, palestinesi, di altri Paesi arabi, così come giornali e riviste letterarie. Yehoshua conclude invitando gli esponenti della sinistra italiana a fare "tutto ciò che è in loro potere per ravvicinare i cuori e non a imbarcarsi in boicottaggi culturali nei confronti di altri popoli e nazioni, soprattutto non di quei popoli che saranno costretti a vivere in eterno gli uni al fianco degli altri".
Spero che le posizioni sopra riportate siano utili a comprendere meglio i termini della problematica questione presentata nel post.
Grazie. Lupo.